Ilaria Bernardini per me è una voce familiare anche se l’ho conosciuta solo stasera: annunciava nei promo di Mtv i programmi con cui sono cresciuto. Da qualche anno quella voce si è trasformata in scrittura e da poco ha pubblicato il suo nuovo romanzo, Faremo Foresta: Anna si lascia col marito e si trasferisce in una nuova casa; qui, sul terrazzo dà vita a una speciale foresta privata, un sunto urbano di rigogliosa seppur sofferta rinascita, aiutata da Maria, una ragazza che pochi mesi prima si era sgretolata di fronte a lei per un aneurisma.

I978880468566HIGl romanzo inizia così: nel disagio, nel dolore, nell’arsura e nell’aridità di una catastrofe che è personale e sociale. Poi le varie terre desolate che sono le esistenze di ognuno vengono abbeverate di consapevolezza, di cura per le piccole cose che valgono, di comprensione e compassione anche per quegli affetti che ci feriscono con la loro assenza o col loro soffocante groviglio. Si scopre così che alla crisi e alla siccità si risponde piantando i semi dell’empatia e dell’adattamento a scelte che non ci saremmo mai aspettati.

Oltre alla storia (fra l’altro sottilmente matriarcale), che affonda nel bosco privato delle relazioni dell’autrice, è lo stile a colpire: studiatissimo senza essere sterile, potato con cura senza essere artificioso, sentimentale senza essere zuccheroso, germoglia in parole e frasi che sono irraggiate di una linfa precisa, essenziale, salvifica. Riscoprendo la magia di veder una pianta (o un figlio) crescere, Bernardini non ha soluzioni spicce da dare, piuttosto suggerisce una nuova sensibilità, una nuova propensione alla solidarietà e al prendersi cura di ciò che importa.

E lo fa con un romanzo che per fortuna non è un manifesto, ma che nasconde un consiglio spassionato, naturale e primigenio: fare foresta.

Posted by Paolo Armelli