Ripetendo un esperimento provato l’anno scorso, anche alla fine del 2007, precisamente il 15 ottobre scorso, in occasione del Social Book Day ho regalato alcuni dei libri che nei mesi precedenti non ero riuscito a leggere. In cambio del dono bastava produrre una recensione da pubblicare proprio su questo sito. Dopo mesi di attesa (più che altro per le lentezze di editing del sottoscritto) ecco finalmente i risultati di questo book crossing virtuale:

9788856661798_0_0_0_75Francesco Carofiglio, Il maestro (Piemme)

Solitudine, ricordi e malinconia. A introdurci in un contesto triste è Corrado Lazzari, il più grande attore del Novecento, interprete che ha solcato le platee di tutto il mondo e che oggi si ritrova nella sua Roma. Corrado è solo, burbero, non vuole e non cerca amici; unico inquilino di un grande palazzo della città eterna, vive con il ricordo del suo glorioso passato coltivando il mito di se stesso. La sua estrema solitudine è spezzata solo dalla presenza di due donne: una signora che tiene pulito l’appartamento, che Corrado poco sopporta, e la giovane Alessandra, che gli consegna il pranzo e la cena ogni giorno.

È proprio la curiosità della giovane studentessa a scalfire la misantropia di Corrado e a generare un fiume di ricordi ed entusiasmo: attraverso le parole, la recitazione, il coinvolgimento della giovane ragazza, Corrado rivive il suo passato e indossa le maschere che gli sono state care in scena. Grande opera protagonista del romanzo e oggetto della curiosità di Alessandra è l’Amleto, che ha segnato la carriera e la vita personale dell’allora giovane Corrado. Nelle piacevoli pagine di Carofiglio, l’opera di Shakespeare diventa un espediente narrativo efficace per rivivere insieme alla giovane Alessandra la sua brillante carriera.

In breve tempo il rapporto tra “il maestro” e l’allieva cresce: dopo un iniziale approccio poco socievole, Corrado si lascia affascinare dalla sua capacità di vedere la bellezza e a sua volta viene travolto dall’entusiasmo della gioventù. Un romanzo curato nel dettaglio: le parole ci portano nel mondo di Corrado e lentamente abbandonano il monologo della solitudine del maestro in favore di un dialogo frizzante e mai banale. – Marianna Lovagnini, PR

3172779Eka Kurniawan, La bellezza è una ferita (Marsilio)

Kurniawan ha una dote rara anche tra i romanzieri più affermati: sa come iniziare un racconto alla grande.  Con una resurrezione. Dewi Ayu, prostituta e madre di quattro figlie, è la carismatica protagonista di questo libro e Bellezza è la sua figlia più brutta, l’ultima, non desiderata, ferocemente respinta. Dewi Ayu è distrutta dall’idea di dare alla luce l’ennesima figlia bellissima, non la vuole nemmeno vedere, avrebbe preferito farsi esplodere una granata nello stomaco. Decide di chiamarla Bellezza, senza sapere di aver dato alla luce una creatura mostruosa : “tanto orrenda che la levatrice che la assisteva non capiva se fosse una bambina oppure un cumulo di feci, considerato che il buco da cui escono i neonati dista appena due centimetri da quello da cui escono gli escrementi“. Partorisce Bellezza e poi decide di morire, e muore: non si suicida, muore proprio. E dopo 21 anni torna in vita.

La risurrezione di Dewi Ayu dalla propria tomba non è figurativa, o sognata, è il primo fatto “vero” di una serie di fatti incredibili che si susseguono nel romanzo: “Deve essere fonte di confusione che sono risorta dopo 21 anniPersino quel capellone morto sulla croce è morto solo tre giorni prima di risorgere”Dewi Ayu è in parte olandese e in parte indonesiana, figlia di fratellastro e sorellastra che si ibnnamorano e poi scappano abbandonandola, è la nipote di una concubina di un nobile olandese che sparì volando in cielo.Rappresenta alla perfezione l’Indonesia del XX secolo: le marce per l’indipendenza, l’occupazione giapponese, la feroce guerra di Suharto contro i comunisti e la violenta del suo dominio lungo e dispotico. Una storia tumultuosa, complessa e audace.

Il referente letterario principale è, ovviamente, Gabriel García Márquez. Alla narrazione epica, in cui storia e realismo magico si intrecciano, si aggiunge però un’ironia e un senso dell’umorismo feroce e personalissimo. La storia Dewi e Bellezza è un turbinio esotico e avventuroso che  cattura e trasporta il lettore in una vicenda digressiva ma sempre avvincente, ricca di personaggi fantastici a cui appassionarsi. Kurniawan ha uno stile evocativo e appassionante che conquista fin dalle prime battute. In maniera sapiente allestisce un racconto famigliare affascinante e complesso, mantenendosi sempre in equilibrio tra la telenovela, la favola e l’epica. – Lorenzo Peroni, redattore e pasticcere a tempo perso

88429300679788842930068-2-300x455B. A. Paris, La moglie imperfetta (Editrice Nord)

“A chi puoi credere, se non ti fidi più neanche di se stessa?”: Cass Anderson conduce una vita tranquilla, ha un matrimonio felice, una bella casa; quella quotidianità è il rifugio sicuro che la aiuta a superare gli incubi di un brutale omicidio che ha sconvolto la città, ma anche le ombre del passato: la demenza precoce da cui era affetta la madre, un segreto tenuto nascosto anche al marito, una paura latente da non affrontare mai. Quando all’improvviso piccole dimenticanze – le chiavi di casa, un appuntamento, il parcheggio dell’auto – diventano sempre più frequenti, la paura diventa pura ossessione e rischia di portare Cass sull’orlo di un esaurimento. Forse è il momento di guardare in faccia alla realtà e rassegnarsi a subire la stessa sorte della madre. Per fortuna, può contare sul sostegno del marito, disposto con pazienza e amore ad assecondare le sue crisi. Ci vuole coraggio per guardare la donna che ami perdere, giorno dopo giorno, il contatto con la realtà, dimenticare come svolgere i gesti più semplici. O forse no?

Con il suo nuovo romanzo, B. A. Paris torna ad affrontare temi ricorrenti nei suoi thriller psicologici, portando il lettore nei meandri più oscuri della mente umana. Manipolazione, inganno, l’autrice porta a galla il potere della suggestione, muovendosi tra realtà e finzione; come ne La coppia perfetta, il dramma si svolge tra le mura domestiche, svelando una verità inquietante: quanto conosciamo le persone che ci stanno accanto?  Una pagina dopo l’altra, indugiando forse troppo sui dettagli che portano al colpo di scena finale, B. A Paris tratteggia un contesto così realistico da creare una facile immedesimazione: dalle relazioni all’ambiente intimo di casa, tutto porta il lettore a chiedersi se la medesima vicenda non sia accaduta proprio alla porta accanto, o se non possa addirittura accadere in casa propria.

“Perfezione” è il termine ricorrente dei suoi romanzi, una perfezione che ognuno di noi ricerca negli occhi degli altri – della moglie, del marito, dei colleghi, anche di sconosciuti -, ma che è solo una patina sottile, dietro alla quale si cela la fragile natura umana. – Francesca Tommasi, ufficio stampa

88429275899788842927587-300x456Lily Brooks-Dalton, La distanza tra le stelle (Editrice Nord)

Sono un lettore vorace. Quando inizio un romanzo, sempre che non sia un disastro, perdo le notti per vedere come prosegue e come va a finire. Il 20 ottobre scorso ho ricevuto questo La distanza tra le stelle. Spoiler: sono riuscito a finirlo solo la settimana scorsa, e solo perché ero obbligato a scrivere questa recensione.

Dire che l’avevo scelto perché la trama sembrava interessante. Abbiamo da un lato Augustine, vecchietto che se ne sta da solo al Polo dopo che una non meglio specificata apocalisse ha fatto fuggire tutti i partecipanti della spedizione scientifica alla quale stava partecipando; dall’altro lato Sullivan, madre snaturata che ha lasciato la famiglia per seguire il suo sogno spaziale, peccato che a un certo punto le comunicazioni con la Terra si interrompano e sulla navicella spaziale tutti impazziscano dalla paura. Nel frattempo, al Polo salta fuori anche la misteriosa bambina sociopatica Lily, un po’ a sorpresa visto che però nella presentazione del libro non era citata.

Il problema fondamentale di tutta questa storia è che non succede nulla di interessante. L’angoscia apocalittica che dovrebbe pervadere tutti questi personaggi non c’è, semplicemente continuano a barcamenarsi nelle loro attività quotidiane. I personaggi non hanno profondità, non si capisce bene perché Augustine si sia chiuso in tutta questa solitudine, perché Sully avesse questo desiderio di successo nel suo campo, tale da trascurare la famiglia, e perché la bambina sociopatica sia sociopatica. Anche quando i nostri cari personaggi iniziano a comunicare tra loro, non è che comunichino proprio molto e quando non comunicano comunque non succede alcunché di rilevante. La bambina continua a rimanere sociopatica. Il vecchio non si affeziona a lei, non si affeziona all’astronauta, non si affeziona alla vita che lo sta lasciando. I compagni di astronave di Sully un po’ impazziscono, ogni tanto scatenano risse, ma poi finisce tutto e via di nuovo tutti nelle proprie stanze.

Allora ho preso le mie ultime forze immaginando nella mia testa uno splendido finale che mi avrebbe sconvolto, che avrebbe fatto cambiare tutta l’opinione che mi ero fatto sul romanzo (ok, avevo bisogno di uno stimolo forte per finirlo e scrivere la recensione). E invece no, anche nel finale non succede nulla. E non accusatemi di avervi spoilerato il finale, se mai voleste leggere questo romanzo dopo la mia recensione, vi dovrei consigliare un supporto psicologico per le vostre tendenze masochiste. – Lele Veratti, consulente

Posted by Paolo Armelli