Alex è un uomo appassionato di libri. Anzi, ossessionato dai libri, tanto da non rinunciare a collegare qualsiasi accadimento della vita a una citazione da un’opera letteraria. Questo soprattutto perché Alex – protagonista del romanzo Le parole degli altri di Michaël Uras (Editrice Nord) –  è un biblioterapeuta: è convinto, infatti, che per ogni disagio esistenziale ci sia un volume che possa mettere a posto la situazione. “Ovviamente i libri possono aiutare, possono rendere la vita migliore,” precisa Uras, incontrato alla fiera milanese dell’editoria Tempo di Libri. “Questa fiera è la dimostrazione che ci sono un sacco di persone interessate ai libri. Ma non possono certo guarire da malattie fisiche, però magari assistere dal punto di vista psicologico

88429292209788842929222-1-300x455Nel romanzo, infatti, il protagonista si trova a dover trovare una cura letteraria per tre “caratteri estremi, come li definisce l’autore: un ragazzino rimasto muto e sfigurato in un incidente, che però ha tutti i problemi più tipici di un adolescente qualsiasi; un uomo intrappolato dal suo lavoro e da un matrimonio infelice; un celebre calciatore un po’ grezzo ma con il desiderio di trovare una nuova vita. Le soluzioni? Thomas l’impostore di Jean Cocteau e Il giovane Holden per far cadere tutte le maschere; Oblomov di Gončarov per mostrare l’inutile affanno della vita; l’Odissea per dare la cifra di quanto fragili siano gli eroi di oggi e di ieri.

In fondo, comunque, il vero “malato” che cerca una cura è proprio il biblioterapeuta Alex, che si autoconsiglia Diario del seduttore di Kierkegaard e che, a causa della propria mania letteraria, rischia di perdere l’amore della propria vita: “La letteratura per lui è quasi una prigione“, spiega Uras, “perde il confine fra realtà e finzione. D’altronde il tema dell’ossessione torna spesso nei miei libri“. Grandissimo studioso di Proust (molto interessante è il suo Io e Proust, uscito per Voland qualche anno fa), l’autore confida che anche lui ha dovuto mettersi dei paletti: “Quando ho conosciuto mia moglie le parlavo in continuazione di Proust, ora me l’ha vietato quasi per legge“.

D’altronde quella delle parole e del racconto è una forza che scorre quasi imprescindibile in ognuno di noi: “Io non faccio altro che inventare storie, anche per i miei figli“, confida lo scrittore. “Credo che il racconto sia il centro essenziale di tutte le cose: d’altronde si dice che l’uomo è l’unico essere vivente che pensa o sorride, in realtà è l’unico che riesce a raccontare“. Ma è ancora possibile raccontare dopo millenni di storia della letteratura? I riferimenti citati con grande precisione da Uras, infatti, sono quasi tutti appartenenti all’empireo dei grandi classici: da Montaigne a Aragon, da Huysmans a Verlaine, fino a pochi recenti illustri come Buzzati o Kundera. “Penso che dobbiamo avere una fiducia sconfinata nei classici“, ammette. “Tutto è stato già detto e detto meglio da loro“.

Il racconto è al centro di ogni cosa: l’uomo è l’unico essere vivente in grado di raccontare.

Eppure lo stesso Uras non solo scrive, ponendosi nel novero degli autori contemporanei, ma insegna anche letteratura in un liceo francese: “Quando ho iniziato 15 anni fa entravo in classe e quasi imponevo la lettura agli studenti, ma poi ho capito che era inutile. Oggi cerco di porgliela, di condividerla e comprenderla insieme. Ovviamente non funziona sempre, ma con la letteratura ci vogliono dialogo e confronto continui“. La situazione editoriale in Francia è poi statisticamente più florida che in Italia, anche se non mancano le preoccupazioni: “All’uscita del libro ero terrorizzato che non ci fossero lettori pronti ad accoglierlo, poi nelle presentazioni e nelle librerie mi sono accorto che la situazione non è così catastrofica“.

Anche la vicenda del biblioterapeuta Alex alla fine non risulta poi così catastrofica: gli esiti delle sue terapie, sugli altri ma soprattutto su sé stesso, sono raccontati da Uras con una specie di disincantato umorismo. Soprattutto, dalle pagine di questo libro trasuda l’instancabile fede nei confronti dei libri tutti, citati con maestria e con sapiente mescolamento di riferimenti classici e nuovi spunti narrativi. Non c’è solo la storia di un romanzo, qui, ma anche l’amore per l’intera Storia della letteratura. Quali sono allora i titoli di una biblioteca essenziale per Michaël Uras? “Amo molto John Fante, il poeta Jules Supervielle, e poi Maupassant, Emily Dickinson, Italo Svevo, Pessoa. Ma soprattutto Proust, tutto Proust, anche le sue poesie giovanili“. E a questo punto, in un parallelo istantaneo fra autore e suo personaggio, cita a memoria: “Peut-être autant que vous Cléopatre était belle / mais elle était sans âme, elle était le tableau“.

Posted by Paolo Armelli