Il 15 ottobre scorso è stato il Social Book Day, un’iniziativa tutta virtuale per diffondere la lettura. Ho pensato di cogliere quell’occasione per distribuire anche io alcuni libri via social. Spesso gli amici delle case editrici mi mandano dei libri (grazie amici!) ma non sempre ho il tempo o la possibilità di leggere e/o parlare di tutti quanti. Così ho scritto un post su Facebook e Instagram mettendo a disposizione alcuni titoli in cambio di… recensioni! Ecco cosa hanno scritto le amiche (grazie amiche!) che hanno risposto al mio appello. 

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Alessandro Zaccuri, Lo spregio (Marsilio)

Lo spregio di Alessandro Zaccuri, edito da Marsilio, è la storia del Moro e di Don Ciccio, i padri, e di Angelo e Salvo, i rispettivi figli. Il Settentrione e il Meridione s’incontrano, negli anni Novanta, in un paesino vicino al confine con la Svizzera: un luogo tra boschi e montagne, malinconico e a tratti claustrofobico. Lì si trova la Trattoria dell’Angelo, gestita da un uomo chiuso e schivo, il Morelli.

Già dopo pochissime pagine si percepisce che qualcosa di tragico, nel vero senso della parola, sta per accadere. Riguarda Angelo, il figlio del Moro. Scopre che il padre, l’uomo che tanto ammira e che vuole diventare, è, in realtà, un malvivente. Ed eccola, la tragedia: possono le colpe dei padri ricadere sui figli? La risposta è sì. Da quel momento la vita del ragazzo si delinea con chiarezza: decide di seguire le orme del padre e, come se ciò non bastasse, si avvicina a Salvo, il figlio del siciliano Don Ciccio, anch’esso delinquente.

L’invidia, però, si frappone tra i due, e Angelo, che fino ad allora aveva sempre emulato Salvo, ora vuole essere più di lui: vuole anch’egli una statua spettacolare di San Michele, il guerriero di Dio che sconfisse Lucifero. Ma la vuole più grande, più stupefacente di quella di Salvo. Lo spregio: “Angelo annuiva in silenzio. Non sapeva di avere appena incontrato il suo carnefice”. Un romanzo breve, toccante, inaspettato, da leggere tutto d’un fiato. – Chiara Leporati, redattrice

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Carlos Del Amor, L’anno senza estate (Editrice Nord)

Madrid, un anno senza estate… o almeno così doveva essere secondo le previsioni dei meteorologi quella che invece si rivela una delle più infuocate degli ultimi anni. Il protagonista di questo romanzo spagnolo è un giornalista alle prese con la stesura del suo secondo libro; lo incontriamo così, solo e privo d’ispirazioni in una città deserta, rinchiuso nel suo appartamento di Calle de Alcalà.

La prospettiva di una lunga apatia, però, viene meno nel momento in cui trova il mazzo di chiavi della custode, un espediente che gli darà modo di vincere la noia, sbirciando nelle vite dei condomini. Ogni giorno, un’innocente intrusione – nell’attico dell’attore fallito, nella casa di doña Margarita, rubata a se stessa dall’Alzheimer ecc. -, ma solo una catturerà in particolar modo la sua attenzione: l’ingresso nell’appartamento di Simón Diaz e la moglie Ana, morta in quello che è stato troppo presto archiviato come un caso di suicidio.

Dopo la verità, nulla è bello quanto la finzione”: il romanzo si apre con questa citazione di Antonio Machado, un piccolo assaggio che racchiude l’essenza della storia; ogni capitolo ci porta letteralmente a sbirciare dal buco della serratura, frugando tra i ricordi, negli effetti – e affetti – personali degli inquilini del palazzo madrileno. Quelle vite apparentemente distanti si intrecciano, si fondono e si sostengono proprio come le mura dell’edificio che condividono; nonostante la trama si colori a poco a poco di giallo, la narrazione è un inno all’amore: disperato, geloso, fedele, devoto, l’amore è il grande protagonista, il motore che porta l’uomo a compiere gesti estremi o incomprensibili.

Molti dei personaggi sono ombre abbozzate, proprio come le loro storie; tutto ruota attorno alla figura di Simón, alter ego del protagonista per indole e professione, e alle lettere dedicate alla moglie, pubblicate ogni 20 settembre: “Credevo che la ferita dopo dieci anni si sarebbe richiusa. (…) Io non chiedo nemmeno di guarire completamente, ma di respirare, quello sì. Dieci anni sono tanti, senza te, pochi per dimenticare”. Grazie ad uno stile essenziale, l’autore riesce a mantenere viva l’attenzione; racconta fatti, delinea situazioni, finché non ci si ritrova tra le mani queste lettere, frangente in cui si concentra il pathos. Con questo piccolo accorgimento, colpisce il lettore come un pugno nello stomaco, seminando interrogativi e rinnovando il dolore della perdita. Il finale è prevedibile, eppure fino all’ultima pagina si spera in un epilogo differente. Ma la realtà, purtroppo o per fortuna, supera di gran lunga la finzione.  – Francesca Tommasi, ufficio stampa editoriale

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Andrea de Carlo, L’imperfetta meraviglia (Giunti)

È ambientata in Provenza e si svolge all’inizio dell’autunno, nell’arco di soli 3 giorni, questa nuova storia di Andrea De Carlo: una vicenda semplice, apparentemente al limite del banale, eppure ricca di approfondite analisi dell’animo dei protagonisti. Milena Migliari è una giovane italiana trasferita in Francia, dove ha aperto una gelateria in cui crea gusti di gelato originali ed esclusivi, ispirandosi alla stagionalità e all’offerta della natura. Convive con la sua compagna, Viviane, fisioterapista con un’attività ben avviata e remunerata.

Nick Cruickshank, il leader ormai agé di una rock band inglese, si trova in Provenza per celebrare le sue terze nozze con l’ex costumista del gruppo, oggi stilista, Aileen, e per tenere un concerto contro la violenza. Insieme a lui, ospiti della grande villa Les Vieux Oliviers, gli amici della band, le compagne, giornalisti e alcuni supporter. Milena e Nick si incontrano per caso, quando Aileen ordina 10 chili di gelato alla giovane gelataia svoltandole la giornata in un momento in cui, a causa di un blackout, lei rischia di dover buttare tutta la sua produzione.

Milena e Nick hanno più cose in comune di quante possa sembrare all’apparenza: sono entrambi di fronte a scelte importanti della vita, l’ennesimo matrimonio per lui, il dubbio se avere o meno un figlio con la compagna per lei. E sono entrambi anime complesse, poco salde nelle loro certezze, in balia degli eventi e delle proprie emozioni. Entrambi si sentono “sbagliati”, avvertono di non avere radici e entrambi le cercano nella propria produzione artistica.

Il testo scorre lento, l’atmosfera è descritta in modo da dilatare e rallentare i tempi, le parole sono scelte con grande cura e precisione, in particolare quando parla della gelateria e della realizzazione dei gusti di gelato. Ritrovandosi proprio nella passione per questi ultimi, i due scoprono di essere anime affini pur in un contesto caotico e confuso. Si sfioreranno appena, giusto il tempo di gustarsi per un brevissimo, intenso attimo. “Perché la meraviglia è imperfetta?” chiede Nick a Milena, che risponde: “Perché non dura”. L’importante è riuscire a coglierla ed assaggiarla prima che si sciolga. Come un gelato. – Ilaria Badalotti, wedding planner

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Tod Goldberg, Gangsterland (Sperling&Kupfer)

Dalla malavita di Chigago alla comunità ebraica di Las Vegas: in Gangsterland Goldberg racconta, con ritmo e ironia, tutto lo spettro della mafia americana. La storia ruota intorno al sicario di professione Sal Cupertine, uomo fidato del giro, parente prossimo del boss. Preciso, professionale ed affidabile Sal ha anche un dono prezioso, particolarmente apprezzato dal “giro”: una memoria proverbiale che gli fa guadagnare il soprannome di Rain Man.

La vita di Sal, che si alterna dal ruolo di padre premuroso e marito innamorato, a quello di professionista del crimine, viene improvvisamente stravolta dall’omicidio di tre agenti dell’FBI. Invece di essere giustiziato, Sal viene sottoposto a un trattamento di chirurgia plastica che lo rende irriconoscibile anche a se stesso e destinato agli affari di Las Vegas. Qui dovrà studiare per molto tempo prima di assumere l’identità di rabbino David Cohen e grazie alla sua memoria ineccepibile riuscirà a interiorizzare la religione ebraica durante il decorso post operatorio.

Il suo percorso, illuminato dal rabbino Kales, non è solo uno studio dei testi sacri, ma un vero e proprio cammino alla ricerca di se stesso. La doppia identità di Sal, padre affettuoso-killer professionista, viene presto rimpiazzato dal dualismo di David che si alterna tra il ruolo di rabbino della comunità di Las Vegas e quello di killer-occultatore di corpi. Tra citazioni della Torah e altre di Bruce Springsteen, ben presto si adatta alla nuova vita e alle sue contraddizioni fino a quando Jeff Hopper, agente FBI non riprende le sue ossessionanti indagini su Sal.

Lo stile di Goldberg, essenziale e coinvolgente, permette di raccontare con scorrevolezza una storia complessa e ricca di particolari che permette al lettore di godere appieno del l’ironia del suo autore, svelando particolari intimistici e riflessioni profonde (dalla religione alla morte) del suo protagonista. – Marianna Lovagnini, PR

Posted by Paolo Armelli