Qualche settimana fa, su IlPost Libri, Giacomo Papi ha scritto una lunga riflessione sul mestiere del traduttore. A parte qualche generalizzazione eccessiva e qualche stereotipo soprattuto di genere (secondo Papi i migliori traduttori italiani del momento sono in realtà traduttrici, fatto reale ma che per lui dipende “dalla maggiore capacità femminile di organizzare il proprio tempo e gestire la solitudine, oppure dal fatto che lavorare in casa rende più facile un sacco di cose“), l’articolo ha dalla sua il pregio di entrare nel merito della professione traduttiva circostanziando alcuni fatti concreti che spesso non vengono considerati dai media italiani.

Papi, infatti, cerca di raccogliere qualche dato facendo i conti in tasca ai traduttori: “La paga media per chi lavora da dieci anni è 11-13 euro a cartella lorde, 15-17 per chi lavora da venti e poco più, 19-20, per i “quotati” per arrivare a 23-24 per i traduttori più richiesti. (…) Un buon ritmo – per un buon traduttore in buona salute e un libro di media difficoltà – è un centinaio di cartelle al mese, il che significa che il suo guadagno sarà di 1.500-1.700 euro lordi che si ridurranno a 1.275-1.445 una volta sottratto il 20 sul 75 per cento di imponibile“. Facendo un conteggio di massima si arriva alla conclusione che per vedere i soldi devono passare circa 6-7 mesi, a cui spesso si aggiungono ritardi vari, senza contare la difficoltà di una programmazione molto laboriosa e scadenze sempre più pressanti.

Ma chi sono i giovani traduttori che, nonostante queste difficoltà, si affacciano al mestiere? Da qualche anno il Festival Babel di Bellinzona, dedicato appunto alla traduzione letteraria, seleziona giovani traduttori under 35 meritevoli di considerazione. Grazie alla nuova collaborazione con il Laboratorio Formentini per l’editoria e BooksinItaly, dal 2016 questo riconoscimento ha assunto il nome di Premio Babel-BooksinItaly: la giuria, composta dalle traduttrici Ilide Carmignani, Franca Cavagnoli, Yasmina Mélaouah e Ada Vigliani, visiona una per una – testo originale a fronte – le traduzioni giunte tramite un apposito bando e decide a quale traduttore assegnare il riconoscimento (una dotazione di 3.000 € e una residenza di una settimana presso la Casa dei traduttori di Looren).

Un premio importante, anche se si considera che il quadro descritto in apertura appare omogeneo per i traduttori navigati o già con qualche esperienza, mentre i contorni dell’attività per i traduttori giovani ed esordienti è ancora più fumoso e complesso. I tagli alle varie fasi della cucina editoriale, inoltre, colpiscono più spesso la parte più invisibile al lettore, quindi soprattutto editor e revisori. Di conseguenza chi debutta nel mondo della traduzione è sempre più mandato allo sbaraglio in un processo che invece necessiterebbe di cautele, riletture e consigli. Viene a mancare, in altre parole, la scuola dell’esperienza e i giovani traduttori imparano il mestiere sempre più sulla propria pelle.

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Chi traduce ha bisogno che il suo lavoro sia rivisto da altri perché chi fa una traduzione è dentro al testo – dentro alla sua genesi e alle scelte fatte –, mentre chi rivede è fuori dal  testo, ha cioè il giusto distacco“, ci racconta la presidente di giuria Franca Cavagnoli. Un distacco fondamentale che oggi viene a mancare: “Noi – parlo delle traduttrici e dei traduttori della mia generazione – abbiamo imparato molto da revisori e editor, ci hanno aiutato a crescere. Oggi la figura del revisore – è evidente da molte traduzioni che abbiamo letto – latita. E questo non è solo un peccato per la qualità delle opere che vanno in libreria, lo è anche perché priva i traduttori di una scuola preziosa, del lavoro di bottega, di chi passa i propri saperi ai più giovani“.

Anche per questo è stato scelto, altra novità di quest’anno, di alzare il limite dell’età dei partecipanti a 40 anni, per non tagliar fuori un numero cospicuo di possibili candidati, come ci dice Ada Vigliani: “A differenza di altri conferiti a esordienti o alla carriera, il Premio Babel-Booksinitaly prende in considerazione una generazione di traduttori, ancora giovani, ma non alle prime armi, anzi già moderatamente esperti. L’auspicio della giuria è quello di scoprire, nella generazione tardi anni ’70 – tardi anni ’80, le nuove leve capaci di affrontare con professionalità il difficile impegno della traduzione“. Lo sbarramento a 40 anni è significativo: “Un traduttore di quest’età è ancora professionalmente “giovane”. In genere ha alle spalle una decina d’anni di lavoro. Si tratta degli anni in cui scopre sul campo che cosa significa tradurre e nei quali può consolidare la propria vocazione“.

Per l’edizione di quest’anno la giuria ha ricevuto 40 candidature da 14 lingue diverse (cinese, coreano, croato, finlandese, francese, giapponese, inglese, nederlandese, portoghese, russo, spagnolo, svedese, tedesco e turco). Ognuna è stata valutata tramite il confronto accurato con il testo di partenza: “La giuria del premio si fa scrupolo di vedere quanto attento e quanto rigoroso è stato in primo luogo l’ascolto del testo di partenza“, ci rivela Yasmina Mélaouah, “anche per promuovere una specie di educazione alla lettura che non imbocchi la via della facilità, perché la facilità è inoffensiva e la letteratura invece ci deve anche assestare degli scossoni, per insegnarci a guardare con occhi a volte stupefatti“.

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Se negli anni scorsi il Premio si era riferito in particolar modo ai classici, nel 2016 l’attenzione è stata rivolta alla produzione contemporanea. Secondo Ilide Carmignani, infatti, si tratta di “opere che ci consentono di dialogare con il presente e che costituiscono la vasta maggioranza delle letture degli italiani“, in cui la traduzione svolge un ruolo cruciale: “Un testo contemporaneo ha solo una chance per arrivare adeguatamente al lettore. Una cattiva traduzione impoverisce il suo messaggio e compromette la sua ricezione, oltre a danneggiare la nostra lingua, l’italiano, ora con calchi pedestri ora con appiattimenti e semplificazioni. Ci sembra quindi particolarmente importante valorizzare il lavoro di mediazione in questo campo, che oltretutto ci appare il più naturale per dei giovani traduttori“.

Annunciato il 19 novembre nell’ambito di Bookcity 2016, il Premio Babel-Booksintaly di quest’anno, che vedeva fra i finalisti anche Stefano Musilli per la traduzione de L’autistico e il piccione viaggiatore di Rodaan Al Galidi (Il Sirente, 2016), è stato assegnato ex aequo a Luca Salvatore per la traduzione di Gli Amori gialli di Tristan Corbière (Arcipelago, 2015) e Marta Silvetti per la traduzione de La bambola di Kokoschka di Afonso Cruz (La nuova frontiera, 2016). Nel 2017, invece, il riconoscimento verrà affidato a un traduttore letterario straniero che si è distinto nella sua carriera dedicata alla traduzione di autori italiani.

Posted by Paolo Armelli