Questa mezzanotte, fra il 16 e il 17 novembre, il Magico Mondo di J.K. Rowling tornerà, dopo lunga attesa, sul grande schermo: Animali Fantastici e dove trovarli, originariamente nato come libro di testo di Hogwarts (Harry Potter & co. lo citano nella saga originale, ma il volume uscì anche in libreria come progetto benefico parallelo), segna ora il debutto alla sceneggiatura cinematografica dell’autrice.

Rispetto alle avventure dei vari Harry Potter, qui le atmosfere sono decisamente diverse: ambientata negli anni Venti (quindi 70 anni prima dei fatti che già conosciamo), la storia vede il magizoologo Newt Scamander,  futuro autore appunto del manuale Animali Fantastici, sbarcare a New York con la sua valigia carica di creature meravigliose ma, spesso, anche pericolosissime. Ovviamente la valigia verrà aperta per errore scatenando gli esseri magici per tutta la città: la loro ricerca si intreccerà con le vicende del MACUSA (il Congresso della Magia americano) e con le trame oscure del mago Grindelwald.

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Proprio Grindelwald è uno dei numerosi riferimenti del film, destinato anch’esso a essere il primo di una serie di cinque, alla saga originaria di Harry Potter: già sappiamo che fu un mago temibilissimo, deciso a portare i maghi fuori dal loro stato di segretezza, scatenando una guerra con gli umani (che in Usa sono chiamati No-Mag); così come sappiamo che ebbe un rapporto speciale con Albus Silente, nominato anche in questo lungometraggio e destinato a comparire in giovane età già nel seguito. A puntellare questi collegamenti con i film di Harry Potter anche una sapiente colonna sonora firmata da James Newton Howard e l’ormai consolidata regia di David Yates, già responsabile de L’Ordine della Fenice, Il principe mezzosangue e il doppio Doni della morte.

Ma la forza di Animali Fantastici è anche il suo riuscire ad essere indipendente da tutto l’universo che l’ha preceduto, divenendo quasi una storia fondativa a parte. In questo, non ha i difetti dell’ultima opera della Rowling, uscita sempre quest’anno, Harry Potter e la Maledizione dell’Erede, a teatro e in versione di script: lì aveva forzato la mano con un ritorno alle storie ormai esauste di un’infanzia fin troppo lontana. Scrivendo questa nuova sceneggiatura, invece, convince con una storia ambigua e oscura, dove tornano le ombre di uno scontro fra civiltà e di demoni che albergano dentro ognuno di noi.

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La pellicola soffre di qualche lungaggine, soprattutto laddove si sforza di mostrare i muscoli negli effetti speciali che dipingono le numerose creature magiche. Un altro grande difetto è la recitazione piuttosto disarmante del protagonista Eddie Redmayne, tuttavia compensata da validissimi comprimari come Dan Fogler (l’aiutante No-Mag Kowalski), Alison Sudol (la civettuola legilimens Queenie Goldstein) e perfino un mutevole Colin Farrell (il tenebroso responsabile della sicurezza del MACUSA, Percival Graves). Di grande equilibrio è invece l’uso di momenti più comici, che sfrutta animali come lo Snaso per alleggerire il racconto senza cadere nella macchietta.

Eppure è in tutta la sua elaboratissima costruzione che Rowling dimostra il suo insuperato talento: tutto è architettato per far seguire allo spettatore una strada che poi si rivela capovolta, in un gioco di specchi e di rifrazioni che sono sorprendenti come un incantesimo. La direzione della trama poi è sicuramente più adulta e getta sul Magico Mondo inquietudini di scottante attualità: la pace è minacciata da chi vuole mettere gli esseri umani l’uno contro l’altro, giocando sulla paura e sull’esaltazione malata delle differenze; ma anche da parte dei maghi la discriminazione nei confronto di chi mago non è. Il problema è che la realtà non si può aggiustare con un colpo di bacchetta come avviene nel film, e magari lo spettatore potrà aprire gli occhi su alcuni preoccupanti sortilegi dei nostri tempi.

Posted by Paolo Armelli