La voce rimbalza da un po’ di settimane su alcune testate locali, come VicenzaToday o VVox, ma sta prendendo piede anche su testate di interesse generale, più o meno autorevoli e più o meno caute nella verifica delle notizie, come LifeGate, ArtsLife e Lettera43: Vicenza sarà presto espulsa dall’Unesco, perdendo la sua qualifica di Patrimonio dell’Umanità. Il motivo? Il non aver proceduto nell’abbattimento del controverso ecomostro di Borgo Berga ma soprattutto la colpevole, mancata valorizzazione dei suoi monumenti storici, in particolare il fantomatico Anfiteatro Marittimo di Arcugnano.

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Ma la notizia pare essere una bufala. Perché da chi viene l’espulsione data per certa? Dagli organizzatori di un convegno che si terrà oggi proprio ad Arcugnano ed organizzato proprio dagli stessi proprietari del terreno su cui sorge l’Anfiteatro Marittimo. Secondo i promotori dell’iniziativa, valorizzare aprendo al pubblico tale Anfiteatro è un atto dovuto, anche nei confronti dell’osservatorio Icomos, che già a giugno aveva redarguito l’amministrazione berica sul fatto che i monumenti storici fossero circondati da brutture, fra cui Borgo Berga: “Secondo lo storico Franco von Rosenfranz, appassionato ricercatore e studioso del territorio della Provincia di Vicenza, autore di Die alten heidnischen Kulturen Euganeo Berica per i veneti ‘Vicenza è storicamente la più antica ed emblematica città, nel suo attuale disagio, fra gli echi di venti di truffe Veneto Banca, ancora non spente ed altro, ed è importante si investa in un tentativo di giustizia, più di quanto essa investiva in produttività’. Avendo ignorato il suo patrimonio, Vicenza sarà declassata agli occhi del mondo. Quanto sono attendibili questi giudizi ma, soprattutto, queste conclusioni?

Come riporta sulla sua pagina Facebook Jacopo Bulgarini d’Elci, assessore alla Cultura del Comune di Vicenza, “Il “prof. Von Rosenfranz” è un alias, fantozziano, di tale Franco Malosso, di Arcugnano, conduttore del fondo su cui è apparso il misterioso teatro, figura delle cui opere nulla è dato sapere a parte i titoli che si attribuisce. Le ricostruzioni storiche sono tali solo per i creduloni: l’anfiteatro si dice “marittimo” perché affacciava sul “mare Berico” (!). È una struttura “neolitica” ma con tracce “romane” e, reggetevi forte, figlia della fondazione greca della città di Vicenza (sì, avete capito bene, greca)“. Bulgarini d’Elci aggiunge che su tutta l’operazione permangono pesanti zone oscure, sia da un punto di vista ambientale-edilizio (con tanto di carte finite oggi in procura) sia da quello politico-finanziario: “Saltano fuori le foto satellitari che testimoniano le diverse fasi della costruzione della struttura (…), con lo sventramento di una bella area boschiva e la progressiva realizzazione di gradoni, piscina ellittica, colonne fasulle. (…) Il sindaco di Arcugnano conferma che non esiste alcuna richiesta di autorizzazione per questi lavori, che quindi con tutta evidenza sono abusivi“. La società a cui sono intestati i terreni in questione è registrata all’estero, per aumentare l’alone di mistero dietro a tutto il progetto.

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Cosa c’è, dunque, dietro a questa notizia? Un finto storico palese, un antiteatro marittimo greco creato ad arte in un luogo in cui non ci sono mai stati né i Greci né il mare. In più, la diffusione di un comunicato stampa legato a una conferenza (a pagamento: sembra che il biglietto costi 40 euro) popolata da sedicenti esperti, che colgono l’occasione dei precedenti screzi fra Comune e Unesco (la questione di Borgo Berga è ancora aperta ed è effettivamente una ferita all’immagine della città) per dichiarare ai giornali che Vicenza sicuramente (per loro) uscirà dalla lista dei World Heritage. C’è chi parla di un coinvolgimento, in tutto questo, dei movimenti indipendentisti veneti, ovviamente ostili all’attuale amministrazione della città e avvezzi a fomentare l’orgoglio locale inventano improbabili radici etnografiche.

Tuttavia, contrasti ideologici e beghe politiche a parte, qual è il dato più sconcertante di tutta la vicenda? Che i giornali riprendano i comunicati stampi in modo indiscriminato, pubblichino le notizie senza verifica (talvolta allegando in calce una replica ufficiale, che passa ovviamente inosservata) e che soprattutto scrivano titoli che danno per certe notizie che non solo non sono ancora accadute, ma hanno fondamento quasi nullo. Tutto ciò su una scala locale in cui il fact checking è spesso inesistente, per mancanza di risorse, di professionalità adatte e – molto più spesso – della stessa volontà o curiosità di appurare la veridicità. L’Anfiteatro Marittimo sarà pure un falso, ma la disinformazione è più vera che mai.

Posted by Paolo Armelli