www.mondadoristoreSe ne facessero una versione cinematografica,  immaginerei il film tratto dal sorprendente In viaggio con Albert di Homer Hickam (autore anche lui sorprendente: veterano del Vietnam e ingegnere della NASA) come un mix fra una pellicola indie alla Elizabethtown, uno di quei animal movie anni Novanta alla Flipper e gli affreschi tutti americani tipo Pomodori verdi fritti con un pizzico di più serie socio-ancestrali che non sfigurerebbero in un romanzo di John Steinbeck (che non a caso ha una piccola parte nel libro, così come Hemingway).

Da oggi in libreria, In viaggio con Albert (uno dei primi titoli della Harper Collins, colosso editoriale americano da poco sbarcato in Italia) è tanto spassoso quanto illuminante, in quanto il buffo pretesto della narrazione per dipingere un ritratto agrodolce eppure pieno di speranza dell’America così come dei sentimenti. Hickman racconta la storia (quasi del tutto reale) della sua famiglia: i suoi genitori, Homer e Elsie, non proprio affiatatissimi, decidono di riportare a casa il loro alligatore Albert (trattato dalla donna come un cucciolo domestico, in quanto ricordo di un amore passato mai svanito), affrontando un viaggio che li porterà dalla placida cittadina mineraria di Coaltown, in West Virginia, fino in Florida.

Attraversare l’America negli anni della Grande Depressione, su di una Buick con una vasca da bagno sul sedile posteriore, significherà affrontare una serie di peripezie che vanno dal contrabbando di alcolici agli scioperi radicali, dalle produzioni cinematografie sgangherate a improvvisati voli in aereo o arruolamenti nella guardia costiera. Homer e Elsie saranno costretti a rivedere se stessi e il loro rapporto in una luce tutta nuova, aiutati però  dalla compagnia dell’alligatore (e di un misterioso gallo) che avrà un ruolo simbolico e fondamentale.

Come scrive lo stesso Hickam: “La storia di come i miei genitori riportarono Albert a casa andava oltre il loro fantastico racconto di un’avventura vissuta al tempo della giovinezza. Era soprattutto la testimonianza del dono più grande: l’amore“. Tutto il romanzo è in effetti un tributo al matrimonio dei genitori dell’autore, raccontato come complesso (“Con Elsie”, aggiunse Homer, “niente è mai semplice”) ma cementato dalla purezza anche irruente dei sentimenti.

L’unico difetto in quest’opera veramente godibile è la traduzione talvolta un po’ affrettata (“lascia che ti elenchi in successione…“, “Elenca in successione il mio didietro“). Ma per il resto il linguaggio cattura il lettore in un’avventura fantasmagorica dopo l’altra, tutte alimentate da uno humour sottile, continuo ma non privo di profondità e mosso da un’incredulità che è proprio il potere stesso del piacere di narrare, piacere che In viaggio con Albert dispiega a ogni pagina.

Posted by Paolo Armelli