Il 40% dei giovani italiani sessualmente attivi ammette di aver avuto rapporti sessuali non protetti con partner diversi. Solo il 35% dei ragazzi e il 29% delle ragazze usa il preservativo; il 42% degli intervistati ammette di aver fatto sesso per la prima volta senza preservativo; il 24% di loro ricorre al coito interrotto. E ancora: il 73% non è in grado di nominare 5 malattie sessualmente trasmissibili, il 33% pensa che l’incidenza delle MST non sia rilevante.

Il 70% dei giovani italiani cerca informazioni sul sesso da fonti non qualificate, come i siti internet o il passaparola degli amiciQuello che può sembrare un freddo elenco di percentuali rivela invece una scottante verità: i giovani non hanno idea di cosa significhi la prevenzione sessuale. Ma soprattutto: i giovani italiani non ricevono, né a scuola né a casa, un’educazione sessuale convincente. Per citare un altro dato, il 70% di loro cerca informazioni riguardanti la salute sessuale presso fonti non qualificate, in primis Internet o il passaparola degli amici. Un’intera generazione che si approccia al sesso in modo istintivo (e ci mancherebbe) ma che non è assolutamente consapevole, se non a livello superficiale, dei pericoli che può portare.

E questo in un contesto culturale, come quello italiano, che si porta dietro enormi pregiudizi di tipo morale (e religioso). Basti pensare all’uso del profilattico: molto spesso le ragazze sono convinte che portarselo dietro sia segno di una certa “facilità”, di essere giudicate in modo negativo dai maschi, i quali a loro volta spesso rifiutano il condom come un diminutivo della loro virilità. Un video come il seguente (realizzato però sul pubblico anglofono) dimostra che spesso certi preconcetti sono frutto di scarsità di comunicazione:

Il 50% delle persone affette da HIV al mondo oggi non sa di averloQuesta clip fa parte di un progetto di Durex chiamato Do It Better, una serie di video pensata per sfatare luoghi comuni che sono più che altro dicerie che nascondono dati fondamentali per una consapevole vita sessuale: che alcune malattie sessualmente trasmissibili (IST), come la clamidia ad esempio, sono asintomatiche e che alcune IST non curate portano all’infertilità; che il coito interrotto, seppur il più utilizzato metodo contraccettivo al mondo, non è per nulla efficace; che dei 35 milioni di persone che attualmente convivono con l’HIV, il 50% non sa nemmeno di averlo.

Se la confusione regna sovrana all’estero, figurarsi in Italia, dove molte famiglie ritengono problematico parlare di questi temi e dove, nelle scuole, le ore di educazione sessuale sono risicati palliativi, affidati nella maggior parte dei casi alla buona volontà dei singoli docenti. Come riportato da Valigia Blu, secondo il Policies for Sexuality Education in the European Union del 2013 “nella maggior parte dei Stati membri dell’Unione europea questa materia è obbligatoria“, ma ciò non vale per Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania, Regno Unito (dove si sta approvando una legge apposita) e, appunto, Italia.

In assenza di un progetto scolastico ministeriale apposito, è stata la stessa Durex a farsi promotrice di progetto educativo di prevenzione ed educazione sessuale chiamato SafeBook, proponendo a oltre 22.800 istituti tra scuole medie inferiori e superiori in tutta Italia progetti di educazione sessuale con l’intervento di esperti del settore laddove manca. Eppure viene da chiederci se l’educazione sessuale sia un tema che si può lasciare nella volenterosa buona volontà di privati o aziende, che comunque hanno il loro interesse (più consapevolezza significa maggior ricorso a prodotti di prevenzione). Se non debba invece lo Stato farsi carico di quest’educazione, superando decenni di latitanza, ingerenze sessuofobe e, spesso, anche censura.

Posted by Paolo Armelli