LaNotteDelleFalene la vera justine la copia infedele giallo banana

Riccardo Bruni, “La notte delle falene”, Amazon Publishing A iniziare questo romanzo è la voce di Alice, ragazza inquieta a cui la placida vita senza prospettive di un piccolo paesino del litorale laziale sta stretta. Ma Alice è morta dieci anni fa, in un misterioso delitto consumato in un bosco. Eppure la sua voce continua a voler manifestare la verità, soprattutto ad Enrico, il fidanzato di allora che torna in paese per chiudere definitivamente quel capitolo. Lui sarà costretto a farlo attraverso una catarsi dolorosa che lo piomberà negli abissi dolorosi di un’intera famiglia. Nominato al premio Strega (prima volta per un romanzo che “non si trova” in libreria), questo romanzo di Bruni, autore che viene dal self-publishing, è un convincente Twin Peaks all’italiana, che incorpora con intelligente tratti salienti di una contemporaneità passata come sms e mp3, e narrato con il ritmo ma anche la profondità di un libro che vuole essere sia noir misterioso sia ritratto sociale di generazioni e epoche differenti.

Stephen Amidon, “Le vera Justine”, Mondadori Qual è il segreto di Justine, bellissima ma altrettanto misteriosa donna che entra nella vita di Michael, un uomo apparentemente equilibrato ma anche sull’orlo di un precipizio di segreti e instabilità? Perché e da cosa fugge la donna? Verità e macchinazioni si susseguono e si confondono in questo nuovo romanzo dall’autore de Il capitale umano: in una narrazione estremamente levigata, fa prendere al lettore numerose strade che subiscono poi immancabilmente sterzate improvvise. Perché, letteralmente, niente è come sembra: a partire dal titolo, una profonda e inquietante riflessione su cos’è la verità, soprattutto quando si tratta di presentare noi stessi agli altri, accompagnata da temi forti come l’abuso e l’alienazioni psichiatrica.

Stefano Trinchero, “La copia infedele”, 66thand2nd Un esordio davvero sorprendente quello di Trinchero: La copia infedele è un romanzo giallo assolutamente atipico e, se vogliamo, piuttosto innovativo per essere un’opera italiana. A indagare, infatti, è un oscuro giornalista di sport minori, alcolista, irascibile e un po’ delinquente, che deve scoprire cos’è successo al calciatore di punta della “terza squadra di Torino“, la Lungodoriana, vittima di un incidente da parte di un pirata della strada. Fra truffe assicurative e reticenze da piccola malavita urbana, la trama si dipana soprattutto attraverso dialoghi affilati, in una Torino mai così pungente, spigolasa eppure affascinante. E fra un mistero e l’altro, anche qualche stoccata al mondo del giornalismo ormai definitivamente sgangherato (“volevamo fare la televisione incartata e va a finire che non ci legge più nessuno“).

Giovanni Di Giamberardino – Costanza Durante, “Giallo banana”, Neri Pozza Il titolo dice già tutto: questo è un libro giallo, ma anche un libro banana. Ovvero difficilmente vi capiterà di trovare un modo così intelligente e ironico di dissacrare uno dei generi più codificati della letteratura. Perché gli elementi canonici ci sono tutti: il delitto che sembra perfetto, tutti i personaggi con svariati moventi e svariati segreti, il milieu dell’aristocrazia romana tutta fuffa, sperpero e vizio. Ma tutto viene reso incredibilmente pop dall’investigatore: il nobile decaduto Vittorio Maria Canton di Sant’Andrea, un omone fuori luogo in ogni situazione, che vive inscenando il suo quotidiano tentato suicidio, con le canzoni di Witney Houston in testa e la Settimana Enigmistica a portata di penna. E poi l’arpia zia Magda, l’insostituibile maggiordomo Gelasio, il menefreghista fidanzato Gino. Una specie di godibilissimo circo, una parodia su carta de La signora in Giallo, ma anche – fra le righe – un’originale satira sul nostro mondo così mediatico, così gossipparo, così abituato a farci mettere il naso negli affari (e soprattutto nelle disgrazie) altrui.

moresco addio a-yi-e-adesso la vita perfetta 

Antonio Moresco, “L’addio”, Giunti È strano pensare che un autore sempre schivo e letterariamente poco accomodante come Moresco sia stato nominato alla prima selezione del Premio Strega 2016. Anche L’addio, appunto, è un libro che potremmo definire anticommerciale, da quanto risulta ostico nell’affrontare temi universali e disturbanti. Pur avendo dichiarato di non poter scrivere più dopo la trilogia de Gli Increati, torna con una virata verso la letteratura di genere (il thriller, il giallo, l’horror). Esistono infatti due città parallele, quella dei vivi e quella dei morti e uno “sbirro morto” dovrà varcare la soglia che le divide per indagare sui più atroci dei crimini, quelli commessi sui bambini. Un’oscura parabola sull’innocenza perduta e sulla nostra disperata necessità di salvare un mondo ormai in rovina.

A Yi, “E adesso?”,  Metropoli d’Asia C’è un filone abbastanza diffuso nella letteratura asiatica contemporanea degli ultimi anni: quello di approfondire il male nei suoi meandri più profondi, fino a immedesimarsi in esso. Succede proprio questo in E adesso?, viaggio in prima persona nella mente criminale, malata ma lucidissima, del giovane protagonista che uccide una compagna con fredda premeditazione, la chiude in una lavatrice a casa dell’odiata zia e poi scappa. Ogni dettaglio, dal suo progetto al delitto, dalla fuga fino all’arresto e alle sue conseguenze, viene descritto con implacabile chiarezza e lucidità. Perché il protagonista vuol fare sapere il suo punto di vista, non vuole altro giudizio che quello dei lettori, che quella della verità della sua psiche. Dopo Memorie di un assassino del coreano Kim Young-Ha, un altro viaggio nero e disturbante, ma anche estremamente interessante, nella mente più criminale.

Renée Knight, “La vita perfetta”, Piemme Il richiamo è evidente, fin dalla fascetta che avvolge la copertina: La vita perfetta è scritto pensando ai milioni di lettori che hanno amato La ragazza del treno. In effetti gli elementi in comune ci sono tutti: una tranquilla famiglia borghese viene scossa dal riaffiorare di un segreto del passato, i capitoli procedono con salti temporali avanti e indietro, le voci narranti si susseguono misteriose (perfino l’editore è lo stesso). Qui la protagonista Catherine riceve un libro in cui la frase di rito “Qualsiasi analogia con persone realmente esistenti è puramente casuale” barrata di rosso: perché la storia narrata è la sua, quella del segreto che si porta dietro da una vacanza di tanti anni prima. Appunto, questo romanzo è simile a La ragazza del treno, e piacerà sicuramente ai suoi fan, anche se non riesce a essere altrettanto calibrato e totalmente convincente.

Posted by Paolo Armelli