In vista del Family Day che si terrà domani a Roma, Liberlist ospita un intervento di Federico Novaro (direttore del sito federiconovaro.eu e autore di Love Song), che molti ricorderanno anche per questo video qui.

Si fatica a scriverne e parlarne, ancora e ancora. Dire delle cose ancora riguardo al fatto che in Italia esista uno stato di fatto discriminatorio, che relega le persone lgbtqi e le loro famiglie, la loro affettività, la loro sessualità, il loro desiderio, in uno spazio pubblico angusto fatto di tolleranza nel migliore dei casi, di astio e insostenibile violenza nella totalità degli altri. Prima si contestava che questi due spazi separati potessero esistere, ora se ne ribadisce necessità e legittimità.

La legge che il Parlamento si accinge a votare nelle prossime settimane non risolve affatto questa dualità, anzi la conferma normandola. Le manifestazioni del 23 gennaio – allegre, divertite, entusiaste –  ne hanno fatto propria la parte migliore, in un gesto ottimista e di fiducia nel futuro. La manifestazione del 30 gennaio a Roma, il Family Day, è invece tutta costruita sulla retorica guerrigliera della difesa: “Difendiamo i nostri figli” è lo slogan; “per la difesa della famiglia e del diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà”, il sottotitolo. L’ottimismo e la forza che le manifestazioni del 23 hanno reso visibili dovrebbero di per sé annichilire ogni sforzo di contrasto dialettico alla retorica cupa e violenta di chi vede il proprio mondo angusto e arcaico sbriciolarsi: era, quell’ottimismo, quello di chi, oltre ogni inganno argomentativo dell’avversario, sa che il nemico è già in rotta. Non sarà oggi, non sarà domani, ma la battaglia di chi ha promosso il Family Day è persa e la loro rabbia lo dimostra.

Tuttavia dalla loro parte hanno la tradizione, che è fatta di violenza su ciò che sfugge al controllo, di educazione non alla libertà ma alla continuazione delle proprie idee oltre sé per mezzo dei figli, delle stigmate su ogni gesto considerato deviante. Una tradizione in cui tutte/i siamo vissuti e viviamo e che fatichiamo, perché troppo vicina, a riconoscere in noi.

12626014_1054942114545613_695167976_n

Questa è la loro forza e questa è la nostra debolezza. Loro sanno, oscuramente, di aver perso, ma sanno di avere armi retoriche potenti; noi sappiamo di aver vinto, ma abbiamo ferite aperte per rimarginare le quali sarà necessario il lavoro di generazioni. Loro ritengono giusto un mondo ingiusto, lo difendono, gli si arroccano intorno, proprio per quello che è: un mondo ingiusto. Perché tutto si riduce a questo e la discussione è inutile.  Le loro armi sono l’irrazionalità, i fantasmi, le paure. Ogni argomentazione si basa su assunti falsi, manipolati, fantasiosi; sono la didascalia di un mondo utopico, che ha avuto un passato lunghissimo e che sta per finire e che solo nel senso di fine e di terrore trova un barlume di verità.

Cercando di guardare da lontano, in un futuro per loro spaventosamente prossimo, a me pare chiaro che le loro grida siano quelle di chi, perso il regno, si vede precipitare nell’esilio, spogliato del suo potere, annichilito nell’incomprensione di come questo sia potuto succedere. La disperazione la sappiamo riconoscere e comprendere. Se cercheremo di leggere gli spasmi convulsi che si levano contro di noi, noi persone che tentiamo di costruire per noi e per gli altri un mondo migliore e non invece un mondo ingiusto, vi troveremo solo panico e spavento.

[pukka_pullquote width=”800″ txt_color=”#2c003c” bg_color=”#dcc2ed” size=”18″ align=”center”]”L’ottimismo e la forza delle manifestazioni del 23 dovrebbero di per sé annichilire ogni sforzo di contrasto dialettico alla retorica cupa e violenta di chi vede il proprio mondo angusto e arcaico sbriciolarsi”[/pukka_pullquote]

Quando dicono “difendiamo i nostri figli”, esprimono un sentimento sincero, perché sanno che glieli toglieremo. I loro figli cresceranno in un mondo che fa loro orrore, di fronte al quale impauriti riconoscono ormai tutta la loro debolezza. Solo con la violenza di leggi ingiuste, solo con lo scatenarsi di fantasmi millenari, possono illudersi di mantenere ancora sui loro figli un potere che si sbriciola loro fra le mani da decenni. Niente di quello che dicono è sensato, perché alla speranza della loro sopravvivenza sacrificano via via la verità, il raziocinio, la giustizia, l’evidenza. Ogni passo sul loro terreno è una loro piccola vittoria, forse solo il silenzio e il vuoto intorno possono metterli di fronte alla evidenza della loro fine. La paura che li abita ha fatto metter loro sugli spalti il bene più prezioso, i figli, facendone feticci. Sventolandoli dal fortilizio più alto sanno di spargere spavento laddove ogni genitore è più debole: il proprio timore di sbagliare. Hanno aperto il terreno infinito dell’irrazionalità, terreno che conoscono e sanno nutrire e che si era inaridito nella loro battaglia contro il matrimonio egualitario, questione dall’evidenza razionale troppo forte per giocarla in terreno scoperto.

Eppure non serve leggere tutta la letteratura degli ultimi due secoli, basta guardare Beautiful, per sapere quanti disastri produca la famiglia tradizionale. Basterebbe ricordarsi che no, che la famiglia è un inferno e che l’ottimismo della manifestazione del 23 se ne faceva carico, come fa qualsiasi genitore, provandoci ancora una volta, malgrado alle spalle abbia millenni di fallimenti, a farne un inferno un po’ meno spaventoso. Lasciamo che il Family Day bruci nelle fiamme dei loro inferni, noi intanto stiamo imparando a aprire le finestre e a giocare e forse salveremo anche i loro bambini.

Di Federico Novaro. Illustrazione nell’articolo di Alice Beniero.

Posted by Paolo Armelli