Link19_Cover_HighÈ uscito in questi giorni Gente Dovunque, il nuovo numero del magazine Link – Idee per la tv dedicato all’analisi del nuovo trend del piccolo schermo di oggi. Si tratta di factual e di unscripted, ovvero quelle tipologie che mettono al centro della narrazione televisiva la gente comune (che abbia o meno un talento specifico), ripresa senza un copione ben definito. Stiamo parlando, come spiega il direttore Fabio Guarnaccia nella sua introduzione, di “programmi non sceneggiati che rappresentano la realtà (prodotta) così come si mostra“, ovvero quelle trasmissioni che stanno facendo la fortuna dei canali nativi digitali (RealTime in primis) ma che si possono trovare in prodotti più generalisti come Uomini e donne o Pechino Express.

“Non sceneggiati” non significa però “non scritti”: anzi, il successo di questi format – oltre all’abbattimento di certi costi di ingaggio, diretta, studio ecc. – è dovuto a una accentuata qualità nella scrittura della realtà, che si esplica essenzialmente in casting molto mirati, sapienti tecniche di montaggio (su infinite ore di girato) e una raffinata capacità di prevedere lo sviluppo di certe storie. In questo numero le interviste a professionisti assoluti del genere, come Peppi Nocera (già autore di Non è la Rai, Il brutto anatroccolo e ora di X Factor e Bake Off) e Simona Ercolani (creatrice di Sfide, Storie Vere, Sconosciuti), dimostrano che la stoffa autoriale sta proprio nel saper gestire – e quasi mai manipolare – le storie delle persone che partecipano ai programmi.

Ciò che è fondamentale in questi “programmi scagliati direttamente nel cuore della faccenda” (definizione di Nico Morabito) è che ci sia un senso del vero, o meglio un senso dell’autentico – a proposito di autenticità leggete il “personal essay” di Tim Small alla fine della rivista, che inizia con “Il 15 maggio il direttore di Link mi ha mandato una mail, chiedendomi di scrivere un  articolo sulla sincerità“. Siamo di fronte quasi a un superamento dell’immedesimazione televisiva, perché si crea una forma di sostituzione (quella persona nello schermo non solo potresti essere tu, ma sei tu, sei tu che domani decidi di fare la stessa cosa e partecipi) o ancora meglio, al contrario, di estrema ricerca dell’empatia per ciò che è diversissimo da noi, si parli di matrimoni gipsy o di relazioni fra transgender.

moar-gifs-here

Il factual è un genere estremamente contemporaneo perché si lega a discorsi altrettanto attuali che percorrono altri generi narrativi, ad esempio i romanzi di non-fiction: una volta rappresentata, la verità è ancora vera? È una trattativa postmoderna continua – fra intrattenimento ed educazione, fra immediatezza e mediazione, fra chi siamo e chi crediamo di essere – e perciò di fronte a questi show, come scrive Violetta Bellocchio nel suo pezzo, “proviamo una specie di empatia più profonda, perché anche noi abbiamo commesso errori, e perché anche noi vorremmo, un giorno, mettere un bel punto e a capo sopra le maschere che abbiamo indossato“.

Al di là dei discorsi sociologici, l’unscripted è un genere attuale anche perché è il linguaggio televisivo su cui maggiormente si sta sperimentando e innovando, in questo momento (anche se con ritardo) soprattutto in Italia. Come ha ben detto Costantino della Gherardesca durante la presentazione di Gente Dovunque a Milano, “il factual nel nostro Paese è molto più interessante e contemporaneo delle serie tv americane” che invece tutti osannano. Perché questa particolare tipologia di trasmissione obbliga a linguaggi nuovi, a nuove modalità di organizzare le produzioni (con molti cameramen, logger e linee di montaggio) e nuovi ambiti di gestione sia dei protagonisti che del pubblico (un aspetto forse poco affrontato in questo numero di Link è: quanto c’entra l’annullamento di intermediazione creato dai social con questo successo del factual?).

43619412451

Che siate fan di 16 anni incinta o de Il Grande Pasticcere, di Alta Infedeltà o di Catfish, di Temptation Island o di Boss In Incognito, sapete anche voi quanto magnetiche, avvolgenti e “addicting” possano essere queste serie unscripted. Perché in fondo sono “la vita raccontata come un telefilm“, sono la realtà mediata dalle telecamere e quindi, in sostanza, non sono reali. Cioè sono più vere del vero.

(Foto cover di Andy Massaccesi)

Posted by Paolo Armelli