FN (federiconovaro.eu) è un sito e un progetto che si occupa, in varie forme, di cultura e critica editoriale. Il rapporto fra smaterializzazione dei testi e materialità dei libri cartacei è uno dei campi di indagine del sito: proprio partendo da questo assunto, dal 6 novembre apre a Torino FN mostra Barthes. L’iniziativa, curata dal direttore del sito Federico Novaro e dal ricercatore Marco Mondino, raccoglie, per la prima volta assieme, tutte le prime edizioni italiane cartacee di Roland Barthes, da Il grado zero della scrittura (Lerici, 1960) a Il discorso amoroso (Mimesis, 2015), ovvero 50 volumi di 21 editori diversi. In mostra anche decine di volumi di edizioni differenti, ristampe e opere che contengono testi barthesiani. Liberlist ha intervistato Federico Novaro per saperne di più.

Com’è nata l’idea della mostra su Barthes?

Nel 2013, a cura di Marco Mondino, FN ha aperto una sezione barthesiana, il Bar Barthes: pubblichiamo post monografici su singoli libri di Roland Barthes. I testi sono di Mondino, mentre, poiché il nostro sito pubblica solo immagini originali, io fotografo le prime edizioni dei libri di cui Mondino parla. Via via ci siamo resi conto che il numero di prime edizioni che avevamo era ampio e permetteva di comprendere con un colpo d’occhio la storia editoriale di Barthes in Italia, che è soprattutto una storia Einaudi, ma che dal 1960 a oggi ha coinvolto anche altri 20 editori.

Il 2015 è poi anche un anno simbolico.

Certo, è l’anno del centenario della nascita di Barthes e in questi mesi abbiamo visto un fiorire di iniziative critiche che hanno provato a riconsiderare l’opera di Barthes, la sua attualità. Nessuna però prendeva in considerazione quella che è anche una storia materiale, cartacea, fatta di libri, di grafica, di copertine. Così è nata l’idea della mostra: chiudere il centenario cartesiano – Barthes è  nato il 12 novembre 1915 – raccogliendo e esponendo tutti i suoi libri, anche quelli più dimenticati.

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È stato complicato mettere assieme le più di 50 edizioni originali?

Una parte li avevamo in casa, io i più vecchi, Mondino i più recenti, per ragioni anagrafiche. Salvo pochi volumi, i libri di Barthes ebbero tirature alte, quindi trovarli non è difficile e neanche troppo costoso. In questo la rete ha facilitato moltissimo la circolazione sul mercato dell’usato. Ci sono però delle eccezioni: i volumi editi da FMR erano destinati a un pubblico elitario e bibliofilo e ebbero tirature limitate, e ciò ha tenuto alti i prezzi. Fu un’operazione interessante, soprattutto perché pensati per un mercato internazionale: uscivano contemporaneamente in lingue diverse. FN è un sito che si basa esclusivamente sul volontariato di chi ci lavora, sarebbe stato difficoltoso acquistarli. Però abbiamo avuto la fortuna di trovarli in prestito e abbiamo scelto di presentare un’edizione spagnola e una francese, a testimonianza della natura del progetto di FMR.

Quali titoli è stato più difficile ottenere?

Un volume, A viva voce, l’abbiamo cercato ovunque, senza successo: in mostra sarà presente una copia in prestito dalla Biblioteca Arturo Graf, dell’Università di Torino. Un altro libro che sembrava scomparso era S/Z, per trovare il quale ci siamo affidati a Caccia al libro, la sezione di Farenheit di RadioTre: esattamente 4 giorni prima dell’inaugurazione, il libro è stato trovato, e a Torino!

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Lo sforzo dietro alla mostra è stato dunque notevole. Pensate sia legato all’importanza che Barthes ancora riveste nel panorama culturale ed editoriale di oggi?

Questi giorni di preparazione e comunicazione sulla mostra ci hanno rivelato quanto l’interesse intorno a Barthes e ai suoi libri sia ancora forte e sentito. Anche all’interno di FN abbiamo aperto una nuova sezione, Festa di compleanno per il caro amico Roland: persone diverse, fra cui Giovanna Zoboli, Massimo Scotti, Gianluigi Ricuperati, Paolo Zublena, Lucia Orsi, Guido Mattia Gallerani scrivono di un testo di Barthes da loro molto amato. In generale alcune sue opere (Frammenti di un discorso amoroso, La camera chiara, Miti d’oggisono ancora) sono molto accessibili e hanno ancora fortuna, diverso il discorso in ambito accademico: purtroppo Barthes si legge e soprattutto si stampa meno ed è un peccato.

La mostra si svolge nel weekend di Artissima a Torino: una scelta casuale?

Beh, sarebbe stato mediatamente più vantaggioso aprire la mostra il 12, il giorno dell’anniversario, ma a Torino durante Artissima c’è una pubblico che ci interessava intercettare. Barthes, oltre a averci insegnato come si legge, ci ha insegnato a vedere la contemporaneità. Non ci poteva essere giorno migliore per festeggiare la sua opera del 7 novembre a Torino: la Notte dell’Arte contemporanea, serata in cui tutte le gallerie d’arte di Torino restano aperte sino a notte fonda.

Un motivo, in conclusione, per venire a visitarla?

Semplicemente perché –  senza saperlo – siamo tutti barthesiani: leggerlo e studiarlo ci renderebbe più consapevoli del nostro modo di comunicare, del modo in cui leggiamo.

FN MOSTRA BARTHES. Dal 6 all’8 novembre 2015, via Baretti 31, Torino (venerdì 6 e domenica 8 dalle 15.00 alle 20.00; apertura ufficiale: sabato 7 dalle 18.00)

Posted by Paolo Armelli