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Woody, pubblicato l’altroieri da Giunti, è un libro difficile da classificare. A giudicarlo dalla copertina (e dalle bellissime illustrazioni di Alessandro Sanna), verrebbe da dire che è un libro per ragazzi. Lo stesso autore, Federico Baccomo – che in precedenza aveva scritto romanzi diversissimi da questo, come Studio illegale e Peep Show -,  ci svia: “Era da un po’ di tempo che pensavo a libri come Canto di Natale o Il Piccolo Principe, libri di dimensioni ridotte capaci di raccontare qualcosa di grande”. Piccolo ma grande è anche il protagonista, il cane basenji Woody, che si rivelerà il perno di una storia tragicamente fin troppo quotidiana, al centro di un fatto della cronaca più nera che lui riesce a risolvere col candore della natura canina: “Il cane rappresenta la purezza d’animo totale“, racconta Baccomo, “Tutto è nato quando ho visto un cane triste dentro a una gabbia, con lo sguardo di chi non sa spiegarsi assolutamente cosa gli stia succedendo“.

In effetti Woody è un libro esile ma fortissimo, di una leggerezza impastata di dolore, di una poesia che è sia ingenuamente divertente sia dolorosamente commovente. Un libro che fa sentire un po’ migliori, anzi: è un invito ad esserlo, candidi e migliori, come solo alcuni cani sanno essere. Perché la prospettiva da cui è narrato è proprio quella del cane, scelta stilistica che non si traduce in una scrittura pedestremente elementare, ma in una sperimentazione che va alla ricerca dell’essenzialità del linguaggio, senza mediazioni: “È stata una scelta precisa, non volevo che la mia voce si sovrapponesse al punto di vista del protagonista“, spiega Baccomo.

[pukka_pullquote width=”800″ txt_color=”#2c003c” bg_color=”#dcc2ed” size=”16″ align=”center”]”A volte succede che Padrona: esce, e Woody: rimane da solo insieme a calzino di Padrona (in bocca) oppure insieme a Vicina di Casa Signora Ornella (non in bocca, tranne spiacevole incidente chiamato: Morso di Polpaccio). Allora Woody: sta seduto davanti a porta. Non interessa più cibo, neanche giochi, neanche carezze. Solo: fissare porta e aspettare. E alla fine Padrona: torna sempre. Ancora prima di sentire sua voce, Woody: allunga muso e alza orecchie. C’è in aria qualcosa di diverso, qualcosa che dice: ecco, Padrona sta tornando”[/pukka_pullquote]

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Il rapporto fra Woody e Padrona è ovviamente al centro della trama: il loro rapporto così tenero viene macchiato dell’interferenza di una persona estranea e violenta, che li allontanerà e sottoporrà il cane a sfide particolarmente dure. Un passaggio dalla pura innocenza dell’amore incondizionato all’esperienza del mondo là fuori:

[pukka_pullquote width=”800″ txt_color=”#2c003c” bg_color=”#dcc2ed” size=”16″ align=”center”]”Domani, e il giorno dopo domani, e il giorno dopo il giorno dopo domani, e tutti i giorni che verranno, sono giorni nuovi, giorni ancora da scrivere, e tu dovrai essere pronto, e forte, e furbo, e, soprattutto, dovrai impegnarti a essere il cane migliore che puoi, scegliere sempre la cuccia invece della gabbia, le carezze invece dei colpi, il buono invece del cattivo…”[/pukka_pullquote]

Non è un libro solo per ragazzi, Woody, è un libro pieno di cose che possono essere utili a tanti. È un libro che vale la pena leggere, regalare, farsi regalare. È una piccola macchia di candore, di sensatezza, di gratuita bontà (nella scrittura così come nel messaggio). È come un piccolo, tenero, saggio cane.

 

Posted by Paolo Armelli