11174940_10206304746888350_3440037091882848543_nL’inclito Efesto era dio dall’impareggiabile destrezza: con le sue potenti braccia, chiuso nei meandri oscuri dell’Etna accanto ai suoi Ciclopi, forgiava straordinari manufatti che mente umana a stento può concepire: lo scudo di Zeus, i sandali alati di Hermes, il carro di Helios, gli stessi cancelli invalicabili d’Olimpo. Niente poteva fendere le sue opere, né superarle in perfezione e bellezza. Sua fu la creazione più grande di tutte: la prima donna, Pandora.
Ma tanta era la sua maestra con incudine e martello, con il metallo fuso, con le tenaglie fortissime, quanta era la sua bruttezza. Si narra che Efesto, unico fra i numi, fu partorito dalla sola Era, dea del cielo e madre delle madri: gelosa poiché Zeus, cogitando sul mondo, aveva scaturito dalla propria testa la saggia Atena, anche la consorte divina volle generare senza aiuto alcuno. Ma la sua creatura era talmente immonda d’aspetto che la gettò dall’altezza dell’Olimpo. Il piccolo Efesto cadde per giorni e per notti ininterrottamente, finendo infine nell’Oceano sconfinato, dove solo Teti, la più pietosa delle Nereidi, lo raccolse e lo allevò: riconoscente, il fabbro divino avrebbe in seguito dato forma alle insuperabili armi dell’eroico figlio di lei, Achille.
Unico dio a essere cacciato dal monte numinoso, Efesto fu anche l’unico a ritornarci. Perché forte era la sua ira e la sua necessità di vendetta: alla madre che così sdegnosamente l’aveva cacciato fece consegnare, perfido, un trono dorato di incommensurabile bellezza. La superba Era subito vi si sedette e subito fu avvolta da mille lacci invisibili: nessuno riusciva a romperli, nemmeno la folgore del re degli Dei. Invano tutte le divinità scesero nelle profondità della Terra per implorare la liberazione di colei che, prigioniera, non riusciva a consentire le nascite come era sua facoltà: le donne gravide della Terra soffrivano immani pene. Solo l’intervento di Dioniso, col suo venefico vino, convinse Efesto a risalire sull’Olimpo a liberare la grande madre Era. La condizione posta fu la più alta e la più astuta da parte di un animo ferito e in cerca di riscatto: il più brutto e deforme degli dei chiese in sposa la più bella e perfetta delle dee, Afrodite della schiuma del mare.+
La personificazione della grazie celeste non fu moglie felice, né tantomeno fedele: subito iniziarono i suoi incontri clandestini col possente Ares dagli occhi che ardono. Non passò molto tempo prima che Helios, il dio del sole che tutto vede, riconoscente per il suo infaticabile cocchio di fiamma, rivelasse a Efesto il beffardo tradimento. Il fabbro, scaltro di mano e d’ingegno, fece recapitare agli amanti uno stupendo e comodo letto: su di esso i due giacquero ma, nel pieno della nudità, furono intrappolati da un’inscalfibile e fittissima catena dorata. Tutti gli dei accorsero ad assistere allo scandalo e ne risero tuonantemente: gli amanti furono liberati solo dopo che Poseidone fece promettere al nume guerriero di pagare al povero Efesto la multa che rifonde chi è stato colpito d’adulterio.
Anche Efesto, però, era dio dalle grandi bramosie, talvolta inappagabili. Un giorno si invaghì infatti della castissima sorella Atena, che vive solo d’intelletto. Incapace di resistere al rifiuto, lui la inseguì e la braccò ma al culmine dell’impeto la dea svanì nel nulla. Il seme del dio si riversò a Terra, sulla divina Gea che ne fu fecondata: da quell’unione nacque Erittonio, uomo altrettanto mostruoso e con gambe di serpe. Impietosita dall’accaduto, Atena affidò Erittonio alle ninfe e lo portò infine ad Atene, dove fu celebrato come il primo re.

Immagine: Pieter Paul Rubens, “Teti riceve le armi di Achille da Efesto” (1630-1635), Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam

Posted by Paolo Armelli