200px-Henry_Wadsworth_Longfellow_by_Southworth_&_Hawes_c1850_restoredSono tante le piccole sorprese in cui ci si può imbattere in quel museo a cielo aperto che è il Cimitero Monumentale di Milano, nato nel 1866 dal progetto dell’architetto Carlo Maciachini per ospitare defunti più o meno illustri della città e fiorito negli anni in un’abbondanza di tombe e sculture che sono soprattutto opere d’arte. Ci sono mille storie in questo cimitero (come in ogni cimitero, in effetti). Capita quindi che qualche giorno fa mi sia imbattuto in una tomba rigorosa e modernista, realizzata in pietra lucida nera, appartenente – fanno supporre i nomi incisi – a una famiglia di origini anglosassoni. Su di essa un epitaffio: Something attempted, something done, / Has earned a night’s repose”.

La chiara natura poetica di quei versi è presto spiegata: vengono da un componimento dell’autore americano Henry Wadsworth Longfellow (1807-1882), “The Blacksmith”. Longfellow è stato uno dei più famosi letterati statunitensi del XIX secolo, le cui poesie erano fra le più lette dell’epoca. Sebbene in vita fosse stato molto acclamato e anche mitizzato soprattutto per la sua indole (“a sweet and beautiful soul“, disse alla sua morte l’amico autore di Walden, Ralph Waldo Emerson), fu poi gradualmente dimenticato, soprattutto nel Novecento. Eppure molti critici riconoscono in lui una delle figure più rilevanti dell’esordio di una letteratura propriamente americana e gli attribuiscono il ruolo di “nation builder” (sua è una poesia dal titolo “The Midnight Ride of Paul Revere”, dedicata a uno dei più eminenti patrioti della Guerra d’Indipendenza). Nel 1842 scrisse anche una breve raccolta di componimenti intitolata Poems on Slavery, in cui fu fra i primi a schierarsi per l’abolizione della schiavitù.

220px-Henry_Wadsworth_Longfellow_1940_Issue-1cAmico di Nathaniel Hawthorne e Edgar Allan Poe (che inizialmente lodò la “fervent admiration which [his] genius inspired“, salvo poi accusarlo di copiare spudoratamente altri poeti come in particolare Tennyson, allora il maestro poetico di tutti), Longfellow fece parte dei cosidetti Fireside Poets: il gruppo, che includeva altri compositori come William Cullen Bryant e James Russell Lowell, era così chiamato in quanto la stretta aderenza alle più comuni convenzioni poetiche e le tematiche familiari e patriottiche rendevano le loro opere perfette per essere memorizzate e poi lette di fronte al camino (fatto che suscitò la sferzante ironia del più giovane Mark Twain). Sta di fatto che la poetica di Longfellow, in particolare, utilizzava i temi della natura, della storia e della vita quotidiana per far risonare una specie di epica nazionale pregna di amor patrio e genuino moralismo.

Tornato in America dopo un periodo considerevole in Europa (1825-29), dove studiò francese, spagnolo e italiano, Longfellow accettò la cattedra di Lingue Moderne prima all’Università di Bowdoin e poi a Cambridge. Fu anche traduttore: sua è la prima traduzione in inglese della Divina Commedia comparsa negli Stati Uniti, nel 1867, che continuerà a rivedere e ritoccare in svariate edizioni. Gli stessi versi danteschi gli avevano già nel 1842 ispirato una poesia sulla paura di invecchiare e di rimanere soli, “Mezzo Cammin”, riprendendo nel titolo proprio l’esordio della Commedia (“In the middle of the journey of our life, I found myself in a dark wood with the right road lost” è la traduzione che ne farà poi Longfellow). Gli ultimi anni prima della morte li passò, invece, a tradurre le poesie di Michelangelo.

Henry Wadsworth LongfellowMa proprio l’ambiente di Cambridge è fondamentale per comprendere la poesia “The Blacksmith”. La ballata, scritta nell’autunno del 1839 e pubblicata l’anno successivo, sembra essere dedicata proprio al fabbro della cittadina, anche se Longfellow ricollega l’ispirazione a un antenato della sua famiglia, Stephen Longfellow, che nel XVII secolo faceva appunto il fabbro. Il castagno a cui si fa riferimento all’inizio della poesia, in ogni caso, sembra proprio essere quello che si trovava a Cambridge, sulla strada che ogni giorno il professor Longfellow compiva per andare da casa all’università: pare che proprio i ragazzi della città fossero molto affezionati al poeta e quando l’albero venne abbattuto ne fecero una sedia che gli regalarono (il dono è ricordato in un altro componimento, “From My Arm-Chair”).

Under a spreading chestnut-tree
The village smithy stands;
The smith, a mighty man is he,
With large and sinewy hands;
And the muscles of his brawny arms
Are strong as iron bands. 

His hair is crisp, and black, and long,
His face is like the tan;
His brow is wet with honest sweat,
He earns whate’er he can,
And looks the whole world in the face,
For he owes not any man.

La poesia divenne subito molto popolare tanto da venir data spesso da memorizzare agli studenti nelle scuole. La ragione del suo successo è soprattutto legata al ritratto partecipe e moralizzante di umile fabbro, rappresentanto nelle sue rudi caratteristiche fisiche e, in contrasto, nelle sue attività quotidiane che ne fanno un uomo modello, un perfetto simbolo di tutte le qualità del cittadino americano. Nei versi seguenti lo si vede intento nel lavoro, nella preghiera e nel commosso ricordo della moglie morta.

Week in, week out, from morn till night,
You can hear his bellows blow;
You can hear him swing his heavy sledge,
With measured beat and slow,
Like a sexton ringing the village bell,
When the evening sun is low.  (…)

He goes on Sunday to the church,
And sits among his boys;
He hears the parson pray and preach,
He hears his daughter’s voice,
Singing in the village choir,
And it makes his heart rejoice. 

It sounds to him like her mother’s voice,
Singing in Paradise!
He needs must think of her once more,
How in the grave she lies;
And with his hard, rough hand he wipes
A tear out of his eyes.

E proprio in questo quadro perfettamente probo, Longfellow colloca i versi da cui si è qui partiti: perché come ogni onesto lavoratore si merita la propria notte di riposo, dopo una giornata in cui è più o meno riuscito a fare ciò che si prefiggeva, anche nella vita – dopo gli alterni successi e i vari tentativi – prima o poi arriva il meritato riposo:

Toiling,–rejoicing,–sorrowing,
Onward through life he goes;
Each morning sees some task begin,
Each evening sees it close
Something attempted, something done,
Has earned a night’s repose.

Il ciclo della vita, il ripetersi della quotidianità, il contrasto fra la gioia e il dolore delle esperienze, la collocazione delle attività umane nel loro esaurirsi nell’orizzonte temporale, il sincero plauso rispetto alle qualità più spicciole dell’esistenza: è una poesia puramente borghese, moralizzatrice e per certi versi limitata, ma sicuramente ha il fascino dell’accettazione. Non stupisce che sia stata scelta come epitaffio per una tomba altrettanto scabra ed essenziale, nel luogo ultimo in cui ogni accettazione è compiuta.

Posted by Paolo Armelli