Sono retto e onesto. (…) Ho una doppia vita da un anno“. Può sembrare una contraddizione, anzi lo è. È la contraddizione che anima il protagonista de Le fedeltà di Diane Brasseur, in libreria dal 29 gennaio per Sonzogno, rinnovato marchio editoriale di stampo femminile all’interno di casa Marsilio. Lui è appunto un uomo diviso fra due vite: quella che trascorre nel weekend a Marsiglia con la madre, la figlia e il padre malato; quella invece che passa in settimana a Parigi, dove lavora e ha una storia con Alix, un’affascinante trentunenne (lui di anni ne ha 54). IMG_0901-0 Alla vigilia di un viaggio di fine anno a New York con la famiglia ufficiale, il narratore è dilaniato da quello che è difficile definire senso di colpa: non c’è l’ammissione di un vero e proprio sbaglio, piuttosto la sensazione di essere bloccato in una situazione da cui è difficile uscire: “Da quando ho incontrato Alix, vedo segni dappertutto. Ho letto delle parole al posto di altre sui manifesti delle fermate degli autobus e nei giornali. Ho letto ‘vacanze illegittime’ invece di ‘vacanze illimitate’. Ho letto ‘devastato’ invece di ‘desiderato”, e ‘incatenato’ invece di ‘incantato'”. Proprio la sensazione di essere incastrato fra due fuochi fra cui non si può scegliere, perché divenuti ormai una quotidianità consolidata di duplici affetti, muove tutta l’introspezione dell’uomo che si attorciglia più e più volte su se stessa. In queste vicende di infedeltà al lettore viene quasi sempre l’istinto di mettersi dalla parte di un personaggio piuttosto di un altro. Lo stesso protagonista ammette: “Faccio l’amore con Alix, faccio l’amore con mia moglie. Non so più chi tradisco con chi“. L’identificazione più probabile, alla fine, è quella contro questo signore di mezza età che dalla vita sembra avere tutto (una posizione, una famiglia, buona cultura, una personalità apparentemente solida) e che si comporta come se di vite volesse comunque viverne due. Anzi, si avverte un certo fastidio nell’accorgersi che, procedendo nella narrazione di questa (in)fedeltà, l’autrice fa sempre più spesso immedesimare il protagonista ora nella moglie ora nell’amante: è un susseguirsi di ipotesi, di congetture, di “ora starà pensando questo”, “ora starà facendo quello”. E quindi l’uomo si trova a vivere, in via ipotetica, anche la vita delle due, magari fraintendendo qualsiasi loro pensiero, qualsiasi loro volontà. In fondo così è questo libro: la paranoia di un uomo insicuro che vuole convincersi della normalità (“Alix dice: ‘Amo il quotidiano’ perché, nel nostro caso, il quotidiano è esotico“) di un ménage assolutamente improprio. La cosa positiva di questo romanzo, comunque, è l’assoluta assenza di una moralità intesa come giudizio su cosa è lecito oppure no. L’uomo si trova in una situazione in cui è “scivolato… senza opporre resistenza” e rispecchia effettivamente i vari casi della vita, le mille storie che si trovano complicate più dal succedersi di eventi più o meno casuali, che per effettive volontà di tradimento. C’è poi tutta una questione sulla visione maschile e femminile riguardo all’adulterio, ammesso che questa distinzione abbia un senso: in realtà Brasseur tratta con estrema lucidità e profondità il tema, costruendo un punto di vista maschile che solo saltuariamente è poco convincente. Da apprezzare anche la traduzione, ad opera di Jacopo De Michelis, che rende in italiano uno stile sempre molto preciso e netto, adeguandosi a volte sulle forme originali ma solo per motivi di estrema espressività (“Alex e io, in fin dei conti, non è poi così grave“). Era in effetti l’unico modo di rendere giustizia a un libro che, nel suo essere diretto e lucidissimo, tratta un argomento che riguarda da vicino, in modo più o meno sereno, il fragile approccio alle relazioni di ognuno di noi.

Posted by Paolo Armelli