Parte giovedì 11 settembre e si terrà fino a domenica 14 l’edizione 2014 di Babel, il festival di letteratura e traduzione il cui motivo conduttore è l’incontro tra chi scrive e traduce e chi legge per passione e per desiderio di allargare i propri orizzonti. Ogni anno dal 2006 gli scrittori di tutto il mondo e i loro traduttori italiani incontrano i lettori a Bellinzona, bella e raccolta capitale del Canton Ticino in Svizzera. Accanto a presentazioni e confronti, poi, molti altri appuntamenti laterali sono nati per sottolineare l’importanza di un lavoro culturare così essenziale e delicato come la traduzione: fra questi, dei corsi di traduzione letteraria tenuti da affermati professionisti e una rassegna di film a tema chiamata cineBabel.

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Ogni edizione del festival è dedicata agli autori di una specifica area geografica e alle sue espressioni culturali più peculiari. Negli anni scorsi sono stati ospiti di Babel paesi come Ungheria, Messico, Russia, Polonia, Palestina. Proseguendo e ampliando il percorso intrapreso nel 2013 con l’Africa francofona, quest’anno l’edizione sarà dedicata alla lingue delle Antille: le isole caraibiche occupate a turno da tutte le potenze coloniali europee e popolate dai discendenti delle tribù indigene e degli africani deportati in massa al tempo della tratta degli schiavi, ex coloni, meticci e una moltitudine di immigrazioni remote e recenti. Quindi il focus sarà una varietà intrecciata di lingue, dall’inglese di Trinidad&Tobago e Jamaica al francese di Martinica e Haiti, fino allo spagnolo della Dominica e di Cuba e all’olandese di Curacao, senza escludere il portoghese, l’hindi, il cinese e i vari patois e creoli. Fra gli ospiti di questa edizione:  Earl Lovelace, Lyonel Trouillot, Abilio Estévez, Elizabeth Walcott-Hackshaw, Rita Indiana Hernandez, Patrick Chamoiseau, Robert Antoni, Kei Miller, Bern ist Überall (il programma completo della manifestazione si legge qui).

Fra le novità di questa edizione c’è anche il Premio Babel per la traduzione letteraria, istituito per dare visibilità al lavoro dei traduttori letterari under 35 e incoraggiarli in questa pratica tanto necessaria quanto spesso poco valorizzata. Il primo riconoscimento, assegnato da una giuria composta da traduttrici e insegnanti di traduzione dalla consolidata esperienza (Franca Cavagnoli, Ilide Carmignani, Yasmina Melaouah e Ada Vigliani), va quest’anno alla giovane Stella Sacchini. Traduttrice dall’inglese, dal latino e dal greco, Sacchini ha lavorato su opere di Francis Scott Fitzgerald, L. Frank Baum e John Berger, ma viene premiata in particolare per la sua versione di Jane Eyre, il capolavoro di Charlotte Brontë edito da Feltrinelli nel 2014: “Il premio è stato assegnato per la felicità dell’esito, sorprendente in una traduttrice tanto giovane“, si legge nella motivazione. “La sua versione avveduta e insieme trepidante è un lavoro in maturo equilibrio tra scavo nella lettera del testo (…) e desiderio di far sentire al lettore contemporaneo la dirompente forza narrativa di un classico della letteratura inglese.

La traduzione è l’arte del possibile“, recita  un’aforisma del poeta russo Iosif Brodskij, molto caro a questo festival. E anche Babel è la dimostrazione di quest’arte del possibile: perché rende possibile, appunto, far vivere per quattro giorni un’intera città degli echi ampi e risonanti eppure tanto di frequente trascurati di una disciplina così fondamentale com’è la traduzione letteraria.

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Posted by Paolo Armelli