Il nome di Henry Lawson probabilmente suonerà sconosciuto alla gran parte dei lettori italiani e questo è un dato piuttosto sorprendente se si pensa che questo scrittore vissuto a cavallo fra XIX e XX secolo (è nato nel 1867 e morto nel 1922) è considerato come uno dei fondatori della letteratura australiana. Sebbene avesse iniziato a pubblicare appena ventenne su The Bullettin (rivista cruciale per lo sviluppo della letteratura in quegli anni) e coltivasse anche la poesia, fu il suo Short Stories in Prose and Verse del 1894 a segnare una tappa fondamentale dell’evoluzione narrativa di quel Paese, in particolare nel genere del racconto, che prima d’allora era diffuso solo in forma di bozzetti, cronache giornalistiche o scritti di osservazione morale; e ancora più importante è la raccolta While The Billy Boils (1896) – dove il billy è il tipico pentolino per far scaldare l’acqua nelle fredde notti nel deserto -, che lo consacra definitivamente e apre la strada ai più di duecento racconti che scrisse in tutto l’arco della sua esistenza. Lo stile novellistico di Lawson, che si impone per la forza, l’essenzialità e la crudezza con cui descrive il tessuto sociale ma anche ambientale a lui familiare, lo impone come la voce più rappresentativa di un periodo fondamentale nella storia della sua Nazione che, proprio nel passaggio fra i due secoli, va cercando un’identità pienamente propria.

220px-Henry_Lawson_photograph_1902L’opera di Henry Lawson, che si fonda su valori profondi e umanissimi (l’amore per la propria terra e i propri connazionali, l’abnegazione nella costruzione di un futuro saldo, la speranza in un’uguaglianza accorata fra gli uomini), è permeata da un pessimismo di fondo e di una consapevolezza acuta della fatica di vivere in un mondo sublime ma impegnativo come è il continente downunder. Le fonti di questa introflessione dolente vanno ricercate in due elementi fondamentali, il primo dei quali è sicuramente la sua esistenza mai facile o felice: figlio di un minatore di origini norvegesi, che anglicizzò il proprio nome da Niels Larsen in Peter Lawson, e di una donna borghese e intellettuale, Louisa Albury, poetessa e attivista per i diritti delle donne, Lawson crebbe schiacciato dai continui litigi dei genitori (aggravati, peraltro, dalle lunghe assenze del padre, impegnato lontano nei lavori stagionali) e dalle responsabilità domestiche che fin da giovane gravarono sulle sue spalle, nonché delle aspettative elevate che la madre riponeva nella sua educazione; educazione che non portò mai a termine in modo istituzionale a causa di un’improvvisa sordità, che acuì in lui il carattere chiuso, introverso, tendente alla depressione (dopo un matrimionio infelice, lo scrittore, sebbene oramai acclamato e apprezzato, finì nel vortice autodistruttivo dei debiti e dell’alcolismo). L’altro elemento fondante è l’influenza che il paesaggio australiano ebbe sulla sua scrittura: il fascino e le asprezze dell’outback si mescolano in lui in una concezione della natura difficile, secca e selvaggia che è quasi sempre terreno di scontro, di sfida, ambiente ostile e dalla cui distruttività alienante l’uomo deve difendersi con ogni mezzo (“a miserable little hell“, lo definisce nella propria autobiografia).

Tutte queste connotazioni si riflettono anche sulla lingua di Lawson, forse uno dei tratti – oltre ai paesaggi che descrive – che più lo rendono un autore profondamente australiano. Lettore appassionato di Dickens, Bret Harte, Poe, e precursore in qualche modo di Hemingway e soprattutto di Sherwood Anderson, il suo stile è scabro, essenziale, duro e a volte spietato nel rappresentare le misere condizioni di vita dei suoi personaggi; personaggi resi ancora più vivi e umani, però, dal ricorso insistente a espressioni idiomatiche e a una lingua parlata autentica e disadorna. L’ossessività della vita di stenti e preoccupazioni che vivono i minatori, i coltivatori, i tosatori di pecore, gli allevatori di bestiame che attraversano di stagione in stagione il bush è data da una sintassi essenziale, spezzata e da ripetizioni insistenti. A questa cupa essenzialità fa da contraltare, tuttavia, l’umanità profonda e resistente che rimane sul fondo, forte di speranza, e racchiusa nelle parole chiave che rimandano ai concetti di solidarietà e soprattutto di mateship, ovvero quella comunanza e quel mutuo sostegno che unisce gli uomini che assieme affrontano il deserto australiano.

copertina_cavagnoli-723x1024Le peculiarità narrative e stilistiche di Lawson pongono sfide interessantissime a chi voglia cimentarsi nelle sue traduzioni, soprattutto se, per mantenere intatte sincerità ed efficacia del suo linguaggio, si vuole lavorare incessantemente per mantenerne le asperità, le ripetizioni, le coloriture idiomatiche. Di difficile reperimento in italiano, lo scrittore australiano è da poche settimane protagonista di una raccolta di racconti curata da Franca Cavagnoli, in cui le versioni italiane dei testi inglesi sono realizzate da giovani studenti di traduzione letteraria (fra cui il sottoscritto, nel caso del racconto “A Child in the Dark and a Foreign Father”/”Un bambino nel buio e un padre straniero”). La raccolta Racconti è pubblicata dall’editore digitale Dragomanni, specializzato in preziose iniziative legate a traduzioni particolarmente curate, ed è disponibile online gratuitamente in formato ebook, con una postfazione della stessa Cavagnoli.

Per ottenere l’ebook gratuito:

Ultima Books (epub)

Amazon (formato Kindle)

bookrepublic (epub)

Per approfondimenti sull’autore:

Franca Cavagnoli, “Un’isola, un continente”, introduzione a Cieli australi. Cent’anni di racconti dall’Australia, Mondadori, 1998,  e “La terra vuota”, introduzione a Il cielo a rovescio. Racconti australiani contemporanei, Mondadori, 2000.

Judith Wright, Henry Lawson, Oxford University Press, 1967.

Brian Kiernan, Henry Lawson: selected and edited with introduction and bibliography, University of Queensland Press, 1976.

Clark Manning, Henry Lawson. The Man and the Legend, Melbourne University Press, 1995.

Tutti i suoi racconti sono disponibili (in inglese) grazie a Project Gutenberg Australia.

 

 

 

Posted by Paolo Armelli