Eracle, il più grande degli eroi, porta un nome che segna il suo destino: significa infatti “dono di Era”, la divinità, paradossalmente, che più l’ha osteggiato nella vita. Il semidio, infatti, è nato dalla relazione fra Alcmena, figlia del re di Tirinto, e Zeus, che la seduce assumendo le sembianze del marito di lei, Anfitrione; di ritorno dalla guerra contro i Tafii, la stessa sera Anfitrione giace con la propria sposa, e nove mesi più tardi nascono due gemelli, uno mortale e l’altro semidivino: Ificle ed Alcide (già in questa occasione si scatena la perfidia di Era: infuriata per la vanteria di Zeus che ventilava la nascita del prossimo re di Tirinto, la dea trattiene a sé con l’inganno Ilizia, dea del parto, in modo da ritardare le doglie di Alcmena e far nascere prima il nipote Euristeo, divenuto così successore legittimo). L’oracolo profetizza la sventura per Alcide, in particolare prevedendo che sarebbe morto per mano di una sua vittima; il bimbo viene dunque esposto sulla pietra più alta. Atena, protettrice degli eroi, conduce il piccolo presso la stessa Era che, non riconoscendolo, s’impietosisce e lo allatta per salvarlo: il neonato succhia così forte che la regina del cielo lo scosta con violenza dal suo seno e dal getto che ne fuorisce si viene a formare la Via Lattea. Fu quello il primo prodigio dell’eroe conosciuto, da quel momento in poi, come Eracle.
Uomo dalla forza inarrivabile e dall’indole vagabonda, Eracle gira per la Grecia per difendere dell’umanità dai mostri e dalla crudeltà dei Numi. In una delle sue peregrinazioni giunge a Tebe, dove si innamora della figlia del re Creonte, Megara. Il matrimonio con la principessa è felice e allietato dalla nascita di otto figli. La dea Era non può accettare la gioia del frutto dell’adulterio di suo marito, e convince dunque Issa, divinità della furia, a indurre la follia nell’eroe, che così stermina moglie e figli. Una volta rinsavito, Eracle vaga senza meta in cerca di purificazione: giunto all’oracolo di Delfi, sapientemente alterato da Era, gli viene imposto di prestare servizio presso il re Euristeo per dodici anni: saranno le famose fatiche.
Espiate le sue colpe, l’oracolo gli impone un ulteriore lavoro di servitù, questa volta presso la regina Onfale di Lidia; la pena inflitta dalla regnante è quella di vestire per un anno da donna e occuparsi di attività femminili. Scaduti i dodici mesi, Onfale chiede Eracle in sposo, ma il loro matrimonio dura poco, in quanto l’eroe parte presto per le sue peregrinazioni.

20140216-174257.jpgGiunto in Etolia, sulle sponde del fiume Acheloo, Eracle s’invaghisce della bellissima figlia del re, Deianira. Lo stesso dio del fiume, assunte le forme di un toro gigante, vuole possedere la donna, ma l’eroe lo sconfigge e da un suo corno donato alle ninfee viene creata la magica cornucopia. Deianira è moglie fedele e attende con ansia il ritorno del marito dalle sue avventure. Ma quando un giorno Eracle rientra dopo aver sconfitto in una sfida d’arco il re Eurito di Ecalia, portando con sé oltre al bottino anche la giovanissima principessa Iole, il seme della gelosia si insinua nella donna. Poco tempo dopo, mentre devono attraversare un grande fiume, il centauro Nesso dapprima si offre di aiutare Deianira nel guado, ma poi si convince ad abusare di lei: Eracle lo trafigge con una freccia avvelenata col veleno dell’Idra, ma mentre sta morendo, il centauro suggerisce a Deianira di raccogliere il suo sangue e intingere una veste con esso se vuole che il suo sposo le sia per sempre fedele. Obnubilata dalla gelosia, Deianira dona una veste intrisa del siero a Eracle ma, appena indossatola, l’eroe si sente divampare, le sue carni bruciano e si staccano dalle ossa. Il figlio di Zeus sente la profezia compiersi e si fa preparare una pira per morire da valoroso guerriero: il fuoco consuma la parte umana di Eracle mentre la sua controparte divina viene assunta dagli dei sull’Olimpo. Dopo la sua apoteosi, divenuto il guardiano dei cancelli divini, Eracle prende come sua ultima sposa Ebe, figlia di Zeus e Era, coppiera degli dei, segno questo di riconciliazione fra lui e la sua terribile divina matrigna.

Immagine: “L’enlèvement de Déjanire par le centaure Nessus” (1755, Louvre, Parigi) di Louis-Jean-François Lagrenée (1724–1805)

Posted by Paolo Armelli