Si è soliti pensare alle tendenze della comunicazione e dei media come a dei fenomeni monolitici che cambiano radicalmente solo col passare di una grande quantità di tempo. Il mondo dell’informazione, così come quello dell’editoria e tutti quei settori veicolati tradizionalmente dalla carta, sembrano destinati a un inevitabile trasloco sulla rete, con una smaterializzazione del supporto e un adattamento di forme e contenuti alle dinamiche e alle modalità di lettura del web. Due casi molto recenti, però, come quello di pagina99 e di Porter, testimoniano la nascita di progetti di newsmaking che invertono la rotta, passando dalla declinazione digitale a una cartacea.

pagina99 è un progetto d’informazione economica e culturale (il nome richiama una citazione di Ford Maddox Ford ma anche il famoso slogan “We are the 99%”), partito nelle settimane scorse con un sito internet e arrivato oggi (11 febbraio 2014) in edicola. È diretto da Emanuele Bevilacqua (fino al 2013 amministratore delegato di Internazionale), Roberta Carlini e Jacopo Barigazzi e, ci tengono a precisare i fondatori, non riceve alcun finanziamento pubblico. L’avventura di pagina99 prevede la copertura di tutti i formati e le modalità di fruizione: dal martedì al venerdì lo si trova in edicola con un agile formato tabloid di 16 pagine dedicate soprattutto a notizie finanziarie, sociali e di approfondimento (fra i pezzi più interessanti del numero odierno la storia degli stranieri sbarcati a Lampedusa e poi riparati a Berlino, e il reportage sulla diffusione dell’eroina low cost), il sabato con un’edizione ampliata per il weekend con storie più lunghe e strutturate; sempre attivo è invece il sito web, su cui oltre alle hard news si trovano pezzi più o meno lunghi di cui è possibile ordinare i contenuti e la lunghezza di lettura; infine un’edizione per tablet che cerca di coniugare l’ampio respiro del quotidiano con l’interattività e agilità dei contenuti internet. Il progetto è di sicuro ambizioso, ma la scelta di ancorarsi anche alla carta può essere significativo di una volontà di cercare comunque di rinnovare certi linguaggi giornalistici (emblematica è la scelta, grafica ma anche editoriale, di scrivere sul quotidiano i titoli in rosso e in minuscolo, a ricordare le stringhe che passano sui siti web) e di dimostrare comunque che i vari media possono interagire mantenendo le proprie caratteristiche e al contempo contamindandosi. (un pensiero simile sta alla base di Rivista Studio, nato quattro anni fa sia come magazine mensile cartaceo sia come quotidiano online, a cui di recente si è aggiunta un’esclusiva edizione tablet integrata).

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Leggermente diversa è la vicenda di Porter, fashion magazine appena sbarcato nelle edicole che altro non é che il progetto editoriale cartaceo del colosso dello shopping online Net-à-Porter. Il sito di retail, nato nel 2000, si è subito affermato proponendo l’inedita formula dell’acquisto web di capi e accessori di lusso, con un portfolio che comprende le più grandi marche del fashion business. Ma quindi perché puntare su un vecchio medium come un giornale femminile? Perché, nonostante il 60% delle donne faccia acquisti principalmente online, affidano ancora gran parte delle aspettative e dell’autorevolezza alle riviste patinate, ritenute punto di riferimento indiscusso nel mondo della moda. Ecco allora lo spunto per fondare Porter, bimestrale di base britannica (lo guida l’ex direttrice di Harper’s Bazaar Uk, Lucy Yeomans) ma scritto in inglese americano (non a caso il lancio del primo numero, con Gisele Bunchen in copertina, è avvenuto durante la settimana della moda di New York) è rivolto – a partire dal prezzo – a un pubblico di fascia piuttostoa alta. Ma anche qui l’occasione è stata ghiotta per rinnovare il vecchio mezzo cartaceo: innanzitutto, attraverso un’apposita app, sarà possibile fare una scansione di tutte le pagine del giornale e individuare i link per acquistare online i capi, dato che tutti quelli immortalati nella rivista sono shopable su Net-à-Porter; inoltre l’organizzazione dei contenuti, che porta gli articoli e i materiali editoriali all’inizio del magazine (e non come in altri concorrenti dopo pagine e pagine di pubblicità), è stata impostata dopo attente ricerche di mercato sulle shopaholic online.

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Il successo di pagina99 e di Porter, seppur progetti ben diversi fra loro, dipenderà in entrambi i casi da un fattore determinante: la raccolta pubblicitaria. La sostenibilità dei prodotti soprattutto cartacei è fondamentalmente legata agli investitori, ovvero la risorsa in questi tempi di crisi più carente che ci sia; eppure integrare i diversi canali di comunicazione in modo (letteralmente) multimediale può essere una scelta vincente in quanto elimina le barriere fra i vari mezzi e permette una fidelizzazione al news brand che si declina su modalità di fruizione e scopi d’uso effettivamente diversi, ma che non si escludono a vicenda in modo assoluto.

Posted by Paolo Armelli