Esce il 29 gennaio in libreria, come sempre per l’editore Adelphi, Andorra, un romanzo di Peter Cameron datato 1997, la cui versione italiana, nella traduzione di Giuseppina Oneto, viene pubblicata però solo adesso. Il protagonista, Alex Fox, cerca di lasciarsi alle spalle la sua vita complicata a San Francisco, trasferendosi a La Plata, la capitale del minuscolo stato (un po’ immaginario, un po’ no) di Andorra; lì viene accolto in modo entusiasta dai locali, ma quando le acque del mare riporteranno a riva due cadaveri, sarà lui il primo sospettato, scoprendo così le ombre dietro a quel rifugio così assolato e rendendosi conto che, nel suo caso come in quello degli altri abitanti, seppellire il passato alle proprie spalle è quasi sempre impossibile.

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Peter Cameron, autore di grandi libri come Quella sera dorata e Un giorno questo dolore ti sarà utile, reduce anche dai più recenti successi di Coral Glynn e Il weekend, è uno scrittore dalla penna fortunatissima, che sa scavare nelle profondità dei suoi personaggi raccontandone in apparenza la quotidianità, l’ordinarietà, ma facendo anche apparire, in ricordi che affiorano o in riemersioni improvvise, a dimostrazione che certe tragedie e certe macchie non possono far altro che sedimentarsi nell’animo di ognuno. La grazie e l’intensità della sua scrittura sono testimoniati dal fatto che molti dei suoi libri hanno avuto delle versioni cinematografiche, e anche per Andorra si attende un lungometraggio previsto per la fine del 2014.

Allo scorso Festivaletteratura di Mantova, il 7 settembre, Cameron, intervistato da Carlo Annese, vicedirettore di Gq, ha ripercorso la sua carriera letteraria e ha parlato anche dei sui scritti più recenti: “Mi sembra buffo che qualcuno legga i miei libri a parte mia madre. Scrivo per me, libri che leggerei io. Per fortuna in Italia ho un editore ottimo che è Adelphi e una traduttrice molto brava, Giuseppina Oneto”. Come dice Annese, questo scrittore scrive della superficie, nel senso che descrive le onde che si propagano quando uno specchio d’acqua viene increspato per qualche motivo, ma lo fa con discrezione; Cameron conferma: “La letteratura è conforto. I miei personaggi possono sembrare calmi in superficie, ma in realtà nascondono una rabbia che può aiutare loro e i lettori. E in effetti i libri sono la versione edulcorata, editata della vita. Nella realtà perdiamo molto tempo a fare cose non interessanti e poco utili.” Per sua stessa ammissione, Cameron cerca di scrivere libri che non abbiano un tempo ben definito (“Scrivo libri che trascendano la contemporaneità, tanto che non seguono un ordine cronologico, piuttosto esistono in modo separato ,ogni singolo libro è uno sforzo a sé”), e alcuni l’hanno perfino criticato per non essere più politicamente impegnato sul presente, soprattutto in un testo come Il weekend in cui si sfiora lo spettro dell’Aids. E mentre in Italia esce appunto Andorra, lui già sta lavorando alla sua nuova opera: “Ho appena iniziato un romanzo, parla di un gay newyorchese che potrebbe per certi versi essere simile a Lyle [de Il weekend], anche se questo libro non sarà un seguito: io penso ai miei personaggi solo nel perimetro dei romanzi; può sembrare che la loro vita continui oltre la fine di un singolo romanzo, ma a quella non penso”.

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Posted by Paolo Armelli