Merry-Joseph_Blondel,_The_Death_of_HyacinthusApollo è uno degli dei più temibili d’Olimpo: la sua potenza ha ascendenze antiche, affondando nei misteri della rinascita e della luce che si avvicenda al buoi. Per questo è divinità duplice, padrone del Sole e della bellezza, difensore dell’arte e della poesia, colui che infondeva la profezia negli Oracoli e il potere guaritivo nei medici; ma d’altra parte è anche dio della vendetta, il portatore delle pestilenze, il fautore di illusioni. Quando la mortale Niobe, che aveva generato sette maschi e sette femmine, aveva offeso la divina Leto che aveva avuto solo due figli soltanto, Artemide e Apollo appunto, tutta la sua prole fu sterminata dalle frecce letali dei due gemelli. Allo stesso modo fu lui a portare la peste nell’accampamento greco fuori delle mura di Troia, dato che il re Agamennone aveva rapito la sua sacerdotessa Criseide.
Ma appunto Apollo è nume ambivalente, sa dare amore e protezione ai popoli che lo venerano con rispetto e devozione. Alle membra degli uomini spartani, ad esempio, infonde agilità e bellezza, mitigando la forza rude che deriva loro da Ares supremo. Apollo protegge e cura i Lacedemoni con grande affetto, osservandoli da vicino. Proprio di uno di loro il dio luminoso s’innamora perdutamente. Costui è Giacinto, figlio di Amicla della stirpe reale spartana, giovane fanciullo dal corpo di statua e dalla grazia assoluta. Apollo è rapito dall’aspetto incantevole del ragazzo e coi suoi raggi lo bacia sempre di una luce particolare.
I due uomini lottano, fanno a gara di corsa, nuotano nei fiumi gelidi, le loro risa risuonano fino al cielo. Lì vengono udite da 482px-La_muerte_de_Jacinto_by_Giambattista_TiepoloZefiro, dispettoso vento dell’Est, anche lui invaghito di Giacinto. Come era d’abitudine nella virile Sparta, Apollo e l’amato fanciullo si sfidano nelle discipline sportive. Il dio della poesia si vanta di aver inventato l’arte in cui si cimentano i discoboli, di essere provetto maestro: per sfidare il giovane amico lancia con tutta la sua forza il disco di pietra pesante per proiettarlo il più lontano possibile. Ecco allora che interviene Zefiro, geloso della loro intesa: con un soffia il Vento devia la traiettoria del disco che rovina sul volto aggrazziato di Giacinto.
A nulla possono i medicamenti erbosi del sapiente Apollo: Giacinto è sfigurato, ormai esanime. Ma il dio della luce impedisce che l’anima del ragazzo sia rapita dall’infero Ade. La trattiene a sé, la infonde nel sangue versato sull’erba, da esso fa nascere mille fiori colorati, dal colore rosso e viola e porpora come appunto è il sangue. Al suo perduto amore intitolerà quel fiore, su cui versa lacrime eterno che lo spiadiscono di sfumature. Tutta Sparta piange ogni anno l’erede caduto per essere stato troppo amato: ogni anno, alla fine di maggio, le festività dedicate a Giacinto si svolgono in tre giorni, il primo per piangerne la morte, gli altri due per celebrarne la resurrezione nella figura stessa del dio, che diviene Apollo Iacinzio.

Sopra “La Mort de Hyacinthe” (Musée Château Baron Martin, Gray, Haute-Saone, Francia) di Merry-Joseph Blondel (1781-1853); sotto (e in home) “La morte di Giacinto” (1952-53, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid) di Giovanni Battista Tiepolo (1696-1770).

Posted by Paolo Armelli