276px-Dante_Gabriel_Rossetti_-_ProserpinePersefone è la bellissima fanciulla che sparge miele sulla terra, è la figlia adorata di Demetra, antica dea del raccolto e dell’abbondanza. La vecchia divinità dei campi tratta la giovane come il frutto più prezioso della sua fecondità, tanto da tenere lontana la sua grazia dall’avidità degli altri dei. Apollo lo Splendente e pure il furbo Hermes hanno tentato invano di chiedere la sua mano, ma sono stati respinti con decisione nonostante i ricchi doni portati in dote.
Così Persefone cresce appartata, correndo nei campi di grano che cresce così rigoglioso nell’eterna estate regalata da Demetra al mondo che, in questo modo, non conosce scarsità. Ma c’è un altro mondo, quello sì sterile e freddo, quello delle profondità della terra in cui regna il terribile Ade, triste fratello di Zeus e Poseidone a cui era toccato in sorte il governo del terzo più oscuro dell’universo. Solitario e lontano dalla luce, Ade è deciso a riscattare la sua situazione di esilio. Sente correre Persefone la dolce proprio sulla terra che sta sopra la sua testa: un giorno di fine estate, Ade prende il cocchio guidato dai suoi indomabili stalloni neri e, squarciato il suolo col suo falcetto, sbuca dall’oscurità e rapisce in un attimo la disperata Persefone, riconducendola con sé nel luogo a cui non appartiene più vita.
Demetra cerca per giorni e mesi la figlia, batte in lungo e in largo ogni angolo del mondo. Privata del suo frutto più bello, del senso stesso di essere feconda, la madre dolorosa trasmette la sua disperazione alla natura che la circonda: neanche più una spiga né una foglia creceranno dal suolo maledetto dalla dea. Le altre divinità si innervosiscono, gli umani che tanto servono ad adorarle muoiono di fame e di stenti. Solo Helios dal suo carro di sole sa cos’è accaduto. Avvenuta la rivelazione, Demetra intima a Zeus di intervenire contro il comune fratello; di fretta Hermes lo Psicopompo, colui che può viaggiare fra i due mondi, viene mandato nell’Aldilà per reclamare la fanciulla.
Ma nell’Oltretomba Ade ha reso Persefone una regina, l’ha coperta di nobili vesti e magici ungenti, le ha rivelato i segreti degli incantesimi ctonî, le ha affidato il destino delle anime che più non vivono. Ade non vuole perdere la sua consorte, così prima dell’arrivo del Dio alato le allestisce un banchetto senza eguali per convincerla a restare, ben conscio delle regole che il Fato ha imposto alla terra oscura: Persefone però è dilaniata dalla scelta fra la madre tanto generosa e quel marito che è dio di mistero, così riesce a mangiare solo sei chicchi di una melagrana.
Ma il destino è ormai compiuto: le norme scritte nel Destino impongono che chi mangi o beva dei doni dell’Oltretomba non possa più ritornare a rivedere la luce dei viventi. Demetra è indignata, minaccia che l’intera umanità morirà come sta morendo il suo cuore di madre; Zeus, re equanimo degli dei e degli uomini, decide di mettere a compromesso i due fratelli: avendo Persefone mangiato solo sei chicchi del frutto fatale, siederà per altrettanti mesi sul trono degli Inferi accanto ad Ade, rivestendo le funeree spoglie della temibile regina dei morti; per l’altra metà dell’anno tornerà dalla madre, la quale riempirà di gioia il suo animo e di prosperità il mondo. Proprio nel momento in cui le due si riuniscono, ecco che sulla terra i fiori sbocciano, i raccolti iniziano a crescere. È l’avvio della primavera.

Qui “Persefone” (1874, Tate Britain, Londra) di Dante Gabriel Rossetti (1828-1882); in home del blog “The Return of Persephone” (1891, Leeds Art Gallery) di Fredric Leighton (1830-1896).

Posted by Paolo Armelli