Day 1-2

Luca Bianchini e i Nomadi di Parole alla presentazione de La Cena di Natale

Nell’insolita cornice di una biblioteca di quartiere, quella di via Orione a Milano, Luca Bianchini ha concluso la prima giornata di Bookcity dimostrando tutta la sua verve da autore istrionico e capace di mischiare, oltre che registri diversi (dal più comico al più malinconico), anche la vita e la finzione, con tanto di aneddotti dai suoi interminabili pranzi natalizi in famiglia. Proprio il Natale è al centro del suo nuovo libro per Mondadori, seguito ideale del precedente Io che amo solo te, in cui ritroviamo i più o meno grandi drammi della famiglia pugliese che gira attorno alla protagonista Ninella. Ad animare la serata il gruppo teatrale dei Nomadi di Parole, che hanno messo in scena alcuni momenti del romanzo. Raramente capita di vedere il pubblico così divertito, a un certo punto è comparso perfino un vibratore.

LibrInnovando Awards

A Palazzo Reale la giornata di venerdì si è aperta invece con una rassegna – proseguita fino a sera – dei migliori progetti legati all’innovazione e all’evoluzione digitale dei libri e della letteratura, raccolti e giudicati da LibrInnovando. In aggiunta a panel e tavole rotonde di esperti, i vari start upper hanno illustrato le loro proposte con la formula essenziale dell’elevator pitch. Fra le idee più innovative: Open Culture Atlas, la piattaforma di Tropico Del Libro per contrastare la dispersività delle numerose offerte culturali in Italia segnalandole con strumenti di geolocalizzazione; l’iniziativa #Basia1000, pensata da Elisa Inghirami per riproporre su Twitter i Liber catulliani assieme alle sue classi del liceo (e con la collaborazione di Uter Libri), dando quindi anche nuova vita all’insegnamento del latino; simile era Twitteratura (secondo classificato), un progetto presentato da Paolo Costa, anch’esso centrato sulla riscrittura partecipata in centoquaranta caratteri dei classici della letteratura, da Le città Invisibili di Calvino a I dialoghi a Leucò di Pavese, e prossimamente anche coi Promessi Sposi; l’iniziativa vincitrice è stata invece #IoCollaboro, un’innovativo social network pensato appositamente per gli insegnanti e l’insegnamento.

Inventario: la storia di Emme Edizioni (1966-1985)

Da segnalare brevemente, sempre a Palazzo Reale, la mostra, particolare e colorata, sulla storia di Emme edizioni, l’ambizioso e interessante progetto che ha portato Rossellina Archinto a riunire, per quasi due decenni, artisti, architetti e grafici nella realizzazione di magnifici libri per l’infanzia.

I mestieri dello scrivere: la scrittura editoriale (e il destino dell’editoria)

Alle 15 le Sale Panoramiche del Castello Sforzesco hanno ospitato un interessante dibattito su un particolare tipo di scrittura di servizio, quella cioè interna alle stesse case editrici, quando si tratta di dover produrre testi che promuovano o illustrino (ai promotori, ai librai o ai lettori) i titoli da inserire o già inseriti in catalogo (schede di lettura, quarte di copertina, fascette di sovracopertina ecc.). A partecipare un trio di donne provenienti da realtà editoriali indipendenti: Martina Testa di minimum fax, Ginevra Bompiani di Nottetempo e Emilia Lodigiani di Iperborea. La conversazione si è quasi subito spostata sulla difficile situazione del mercato editoriale italiano, in cui soprattutto le case editrici singole annaspano in un sistema che vede il predominio sempre più schiacciante dei grandi gruppi editoriali e dei distributori accentrati. In effetti la scrittura editoriale spesso diventa un mero e vuoto strumento di promozione, ricco di vocaboli altisonanti e superlativi, che invece esulano dal vero contenuto dei romanzi stessi. Una panoramica molto preoccupante, se vogliamo, ma non per questo meno appassionante.

RadioAttiva al Birrificio Lambrate

Anche se al di fuori del programma ufficiale di Bookcity, la giornata di Wireditorial si è conclusa nel Birrificio di Lambrate in via Golgi dove Andrea Frateff Gianni, Alberto Nigro e la loro factory animavano RadioAttiva, un programma radiofonico itinerante che si ascolta online e gira ogni settimana un locale milanese differente. Fra gli argomenti in scaletta appunto, in questo weekend dominato dai libri di Bookcity, si è parlato anche di Masterpiece, il talent sugli scrittori di qui si era già parlato qui; è intervenuto anche Massimo Gardella, il cui ultimo romanzo per Guanda è Chi muore prima, che domani alle 15 a Palazzo Morando, assieme a Patrick Fogli, Bruno Morchio, Claudio Paglieri e Enrico Mottinelli parlerà del genere noir in Italia.

Day 3

I bookblog, ovvero lavorare gratis o no

Il terzo giorno di Bookcity per Wireditorial si apre con una tavola rotonda organizzata a Palazzo Reale con la partecipazione di eFFe, autore di I book blog. Editoria e lavoro culturale, Stefano Salis della Domenica del Sole 24ore, Christian Raimo di minima&moralia, Alessandro De Felice cofondatore di Rivista Studio e Massimo Liberatore di DoppioZero. Al centro della discussione il ruolo e le forme dei blog letterari e culturali in Italia, ma ben presto il confronto si è spostato su argomenti molto più ampi e se vogliamo preoccupanti nel mercato editoriale italiano: è giusto che i blogger lavorino quasi sempre gratis? Qual è il loro ruolo rispetto alla definizione di una professione e di una sostenibilità economica di questi stessi progetti editoriali? È lecito che questi progetti, meno vincolati da criteri propriamente giornalistici, cerchino accordi con le aziende per potersi sostenere? Di sicuro la diffusione di moltissimi blog letterari, anche di grande pregio (sono stati ricordati, ad esempio, Abbiamo Le Prove e L’Ultimo Uomo), risponde a una precisa domanda di contenuti culturali di livello che invece mancano su altri media. D’altra parte l’avvento sempre più veloce della digitalizzazione pone questioni e interrogativi a cui rispondere nell’immediato, e soprattutto con categorie ormai datate, è praticamente impossibile. Più preoccupante ancora sarebbe invece non parlarne proprio, invece.

Alessio Torino presenta Urbino, Nebraska

“La provincia del mondo”: così la giornalista di Vanity Fair Laura Pezzino ha definito la città al centro di Urbino, Nebraska (minimum fax), intervistando l’autore Alessio Torino alle Sale Panoramiche del Castello Sforzesco. Città provinciale sì, Urbino, ma ricca di quei luoghi vivi e significativi, anche se all’apparenza urbanisticamente anonimi, che fanno da ambientazione ai quattro momenti – o movimenti, come in una sinfonia – di cui si compone il libro. Esattamente così è Dorina, la madre dolorosa di Ester e Bianca, due giovani morti di eroina: una donna vecchia, sola, sperduta, eppure carica di quel valore simbolico di madre e dea, in uno dei tanti riferimenti alla classicità che costellano il romanzo. La morte delle due ragazze, poi, non è mai indagata con morbosità ma semplicemente è presente come l’antefatto di una tragedia greca che fa da filo conduttore fra i vari personaggi. Un altro segno, questo, di come Torino riesca a tessere una storia di disperazione e di paralisi, ma anche di ricerca del sé (Zena, un’altra protagonista, è estremamente travagliata dalla scelta di abbandonare economia per studiare archeologia), su un sostrato di estrema semplicità e quotidianità. Uno scrittore maturo, dice l’autore che tratta per la prima volta in un romanzo della sua città natale, non deve aver paura dei temi “provinciali”, perché è molto più difficile parlare delle cose che ci circondano ogni giorno, quelle che ci appaiono vicini e la cui conoscenza è invece molto lontana.

IoScrittore premia i talenti narrativi

Dopo un articolato panel dal titolo Il lettore scrittore: la nuova frontiere digitale, con protagonisti Vincenzo Russi (Messaggerie Italiane), Alessandro Magno (GeMS), Claudio Semenza (MSN), Matteo Gamba (Vanity Fair) e Mauro Zerbini (IBS.it), a Palazzo Reale è avvenuta la premiazione dei quattro vincitori del concorso IoScrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol (l’elenco dei vincitori è qui), mentre all’interno delle iniziative di #Vanity10 per il decennale della rivista è stato premiato, miglior esordiente under 30. Già in partenza l’edizione del concorso per il prossimo anno.

Le Cose Cambiano alla Fondazione Portaluppi

Protagonista di quest’appuntamento era Le Cose Cambiano, progetto lanciato da ISBN edizioni in collaborazione con la Fondazione Corriere della Sera, sul modello dell’analogo americano It Gets Better, ovvero l’iniziativa che invita omosessuali più o meno giovani a condividere con un video la loro esperienza in modo da dare coraggio e fiducia ad altre persone magari con problemi di accettazione o discriminazione. Ma l’attenzione, in questo dibattito a cui hanno partecipato Walter Siti, Vittorio Lingiardi, Barbara Stefanelli, Marcello Signore, Elena Tebano, Lidia Fava, Alcide Pierantozzi, è stata data non solo alla lotta all’omofobia e alla prevenzione dei suicidi fra i giovani gay e transgender, ma anche alla riflessione sulle restrittive categorie di genere e sull’opportunità, soprattutto per personalità di rilievo pubblico, di fare coming out per sostenere con più voce la causa dell’eguaglianza. Inoltre, non conoscendola prima, quest’evento è stata una preziosa occasione per scoprire la sede della Fondazione, in via Morozzo della Rocca, dedicata a Pietro Portaluppi e esempio purissimo del suo stile architettonico.

Milano Book Party

Questo sabato targato Bookcity non poteva che concludersi con un party a tematica letteraria, appunto. Al museo della Scienza e della Tecnica, un drappello di editori indipendenti (minimum fax, Iperborea, Nottetempo, Instarlibri, Voland, La Nuova Frontiera) ha organizzato una festa il cui tema principale era “Salva un libro dal macero”: durante la serata, infatti, oltre ad assistere a reading (e anche a un divertente pugilato letterario con Marco Ademagni a favore e Marco Rossari contro Dan Brown) e a godersi drink e dj set, i partecipanti hanno avuto la possibilità di portarsi a casa un libro che altrimenti sarebbe andato perduto. Insomma, la letteratura si salva in tanti modi diversi, anche con un party.

Day 4

Scrittori e maghi alla Rotonda di via Besana

Nella magina cornice della Rotonda di via Besana dalle 11 Salani ha organizzato un appuntamento altrettanto magico, coinvolgendo i bambini (nel luogo che proprio da gennaio 2014 ospiterà il MUBA, il Museo del Bambino di Milano) in una rievocazione per celebrare dei 15 anni della saga di Harry Potter, che la casa editrice ha festeggiato con copertine tutte nuove. Inoltre all’esterno della Rotonda, così come in altri luoghi simbolici della città come Palazzo Turati o la Biblioteca Sormani, sono state esposte numerosi ritratti di grandi scrittori, da Hemingway a Munro, da Pennac a Moravia, da Fante a Borges.

Wool di Hugh Howey: il silo che racconta la società

La prestigiosa Sala delle Otto Colonne a Palazzo Reale ha ospitato alle 12.30 l’autore americano Hugh Howey, uno dei casi editoriali più straordinari e contemporanei, il cui Wool è stato messo online dapprima con le tecniche del selfpublishing e che poi ha riconfermato il suo successo anche con gli editori tradizionali (in Italia è tradotto da Fabbri). Su Wireditorial ne avevamo già parlato, ma dal vivo lo scrittore, intervistato con arguzia da Sebastiano Mauri, autore di Goditi il problema (Rizzoli), ha confermato le qualità sia personali che dell’opera: il futuro distopico da lui immaginato, infatti, molto spesso riflette la nostra società contemporanea, sia nella proposta di ruoli femminili forti che cercano di affermarsi, sia nella scelta di non soffermarsi troppo su indicazioni di genere e di razza (dettagli che Howey ritiene supereremo presto), e ancora per il fatto che molto spesso anche noi diventiamo spesso spettatori di una realtà degrata ma che poi solo pochi hanno il coraggio di uscire allo scoperto e agire. Howey ha affrontato anche il tema interessante del suo contratto editoriale: per molto tempo gli editori gli proponevano offerte esorbitanti ma che lui rifiutava perché voleva mantenere il controllo sui diritti del digitale. Un autore brillante non solo nella scrittura, Howey, ma anche nella comprensione più profonda delle evoluzioni che affronta la nostra editoria.

La Lettura fa cento (copertine)

Era il 13 novembre 2011 quando il Corriere della Sera decideva di riportare in edicola il marchio prestigioso del suo storico inserto culturale, La Lettura. Ovviamente il supplemento letterario ha rinfrescato in vari modi la sua formula, in particolare proponendo come segno distintivo la copertina che ogni sabato viene affidata a un artista contemporaneo differente. A inaugurare la serie l’artista cinese Ai Weiwei, mentre la centesima prima pagina è stata affidata a Yoko Ono, mentre in mezzo sono passate moltissime personalità diverse da Mimmo Jodice a Davide LaChapelle, da Dario Fo a Christo, da Anish Kapoor a Marina Abramovic e molti altri. Tutte le prime cento copertine de La Lettura erano in mostra, con alcune delle opere originali poi ritratte sul giornale, alla Triennale di Milano, in una mostra organizzata in collaborazione con la Fondazione Corriere della Sera.

Walter Siti e Antonio Pascale: letteratura e realtà

Alle Sale Panoramiche del Castello Sforzesco alle 17, invece, è stata la volta di un confronto culturalmente estremamente intenso fra Walter Siti, Premio Strega per Resistere non serve a niente (Rizzoli) e autore di un piccolo saggio dal titolo Il realismo è l’impossibile per nottetempo, e Antonio Pascale, il cui ultimo libro è Le attenuanti sentimentali (Einaudi). Entrambi gli scrittori si sono interrogati sul rapporto della letteratura, specificatamente dell’origine della stessa, con la realtà: l’uomo cerca in ogni modo di arrivare alla verità ma su di essa proietta sempre concezioni personali o derivanti dall’appartenenza a gruppi di pensiero, compito dello scrittore realista – per Pascale – dovrebbe essere quello di rompere i pregiudizi e i luoghi comuni per avvicinare ancor più il lettore alla verità delle cose; da parte sua Siti sostiene, invece, che la letteratura ha la sua origine proprio nella menzogna e in qualche modo il realismo non è altro che un trucco per far vedere al lettore la realtà così com’è o la si crede, per poi indirizzarlo verso un ulteriore modello di realtà proposto dall’autore. In questo appuntamento, ma come anche in altri, si è rivelata una delle peculiarità più interessanti di Bookcity: il pubblico a volte fa domande più complicate di quelle poste dai relatori. Un successo, si direbbe.

Irene Bignardi, Daria Bignardi e le interviste

Sono due giornaliste di età diverse, molto diverse fra loro, tra l’altro nemmeno parenti, ma spesso i media, soprattutto Internet, le confonde: in questo ultimo appuntamento seguito da Wireditorial alla Sala Weil Wess del Castello, Daria Bignardi intervista Irene Bignardi, decana del giornalismo italiano che ha raccolto le sue numerose interviste, appunto, nel volume Brevi incontri di Marsilio. Sono infiniti gli aneddoti che Irene Bignardi può trarre dalla sua enorme esperienza di interlocutrice di alcuni fra i maggiori personaggi della cultura del Novecento, come Borges, Fellini, Graham Greene, Truffaut, Alice Munro e molti altri. Il segreto per un’intervista potenzialmente perfetta? Prepararsi moltissimo sull’intervistato, condurre la conversazione in modo quasi distratto per non dar l’impressione di assalire l’altro, registrare tutto e poi rimontare l’intervista come se fosse un racconto. A volte può andare anche tutto storto, come quando il premio Nobel Naipul la maltrattò a più riprese. Bignardi in questo libro esprime tutta la classe e la passione di una generazione di giornalisti che appartengono, per certi versi purtroppo, ormai al passato.

Posted by Paolo Armelli