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Uno dei problemi principali del diventare grandi nel Primo Mondo è che pian piano esci dalla demografica di riferimento di Mtv e, di conseguenza, grandi eventi spettacolar-musicali come gli Europe Music Awards (ora li chiamano solo EMA, vai a capire perché*), che un tempo attendevi con ansia nel primo weekend di novembre e che ti sorbivi con quel misto di intontimento e meraviglia, ora ti sembrano dei veri e propri carrozzoni trashpop che ti catapultano in una dimensione parallela in cui le bimbeminchia e i bimbiminchia di tutto il pianeta si sono coalizzati e hanno assunto il controllo dell’universo. Come se non bastasse questa dimensione parallela è popolata da persone che tu non hai mai sentito nominare prima e invece lì sono trattate come delle star assolute: Sylvie Van Der Vaart? Laura Whitmore? i Jedward? James Tindale? Boh.

Fatto sta che questi benedetti EMA sono sempre una ghiotta occasione per farsi una scorpacciata di outfit scelti da stylist che probabilmente ieri, invece di stare in giro a piede libero ad Amsterdam (dove si è svolta allo Ziggo Dome questa edizione dei premi, la ventiduesima), avrebbero dovuto essere nelle rassicuranti grinfie di una TSO. Di seguito una rapida carrellata dei look più stravaganti, dove stravaganti è un eufemismo come quando si dice che quelle di Berlusconi erano cene eleganti.

Immagine 77. Il dj e produttore olandese Afrojack ancora non si è abituato alle temperature della capitale del suo paese. Ecco perché ha optato per un giubottone simil-Woolrich che gli arrivava quasi al ginocchio. Per non sbagliare poi i pantaloni della tuta in pelle sono ignifughi. Paranoia meets music.

 

 

 

 

 

 

Immagine 46. Le Icona Pop sono il fenomeno dance del momento con la loro hit I Love It. E il duo svedese, o almeno la metà roscia, sembra aver perso alla lettera il loro ritornello “I don’t care”: a Caroline Hjelt non fregava proprio niente di sembrare una carcerata un po’ discinta.

 

 

 

 

 

 

Immagine 11 5. La famosissima (?!) Laura Withmore deve aver preso molto a cuore i festeggiamenti per il compleanno di Hermann Rorschach, l’inventore del famoso test onorato qualche giorno fa da un apposito Doodle. La presentatrice lo ama così tanto che se l’è fatto stampare sul suo minidress.

 

 

 

 

 

 

Immagine 104. Ah, gli inossidabili Thirty Seconds to Mars, l’unica band così famosa che manco saprei nominarvi una loro canzone che sia una. Qui in formazione, da sinistra: la zia di Cristiano Malgioglio in lutto per la perdita del marito e dei due gatti, persi in un incidente domestico che coinvolgeva un tubo di lacca e una piastra per waffles; uno strano mix genetico fra Fabrizio Corona e il più tamarro dei Gemelli Diversi; un domatore di leoni che Moira Orfei aveva convinto di essere la reincarnazione del Leone di Narnia (qui un altro outift così così di Jared Leto).

 

 

 

 

Immagine 93. A presentare gli EMA 2013, ieri sera, era Redfoo, cioè la metà con meno capelli – ed è tutto dire – dei LMFAO. L’australiano non deve essere molto sorry per il party rocking che ha coinvolto un coccodrillo della Tasmania, il quale, non resistendo ai bagordi, è deceduto dopo l’ennesimo drink, finendo poi per fare da ispirazione alla fantasia dell’abito del cantante. Che vestendolo non appare molto sexy, and we know it.

 

 

 

 

 

Immagine 52. Eva Simons fa parte dell’ondata di artisti olandesi che dominano la musica dance del momento, anche se per ora ha avuto spazio quasi esclusivamente come vocalist, ad esempio nel duetto con will.i.am This is Love. In ogni caso Simons non è una da passare inosservata: la dimostrazione la vedete qua nel suo tentativo di assomigliare, anche nell’acconciatura, ad una zebra. Alla fine della serata i bambini presenti hanno potuto colorare coi pennarelli le cornicette disegnate sul suo manto.

 

 

 

 

 

Immagine 81. È lei la vera icona pop del momento, il simbolo della tragressione e della disinibizione sessuale, quella che è sulla bocca di tutti, quella che lecca i martelli, quella che impone il twerking come vocabolo d’uso comune: Miley Cyrus. La sua operazione promozionale, più che musicale, ricorda gli esordi erotici di Madonna in quanto a scalpore ed efficacia della pubblicità. Anche se i media e anche il suo uso della moda sono aggiornati ai gioni nostri. Certo ha coraggio da vendere se si veste da squillo dei sobborghi di Detroit con tanto di stampa con 2Pac e superstivali optical; oppure se si presta come testimonial della Domopack invitando gli alieni a portarla con loro su Vega; o ancora quando con un costume superinguinale e una borsa Chanel che sembra comprata dai senegalesi in via Fiorichiari, si accende uno spinello sul palco. Domani chi ha vinto gli Europe Awards non ve lo ricorderete, di lei sì però.

 

 

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*Ora si chiamano EMA, in realtà, per un’operazione di rebranding che vuole togliere il riferimento semantico all’Europa e farne un evento mondiale, ecco perché ad esempio quest’anno c’erano premi del tipo “Best Mainland China & Hong Kong Act” o “Best Latin America South Award”.

(Tutte le foto Getty Images per ema.mtv.com, tranne la 6 e la penultima di Miley da Perez Hilton, e l’ultima da Deejay)

Posted by Paolo Armelli