Questo post è stato pubblicato in origine sul mio blog ospitato dal sito di Wired, Wireditorial.

Quando è nata due anni fa, Feltrinelli Zoom ha rappresentato una delle prime iniziative editoriali in Italia rivolte esclusivamente al mondo della letteratura digitale: una collana di titoli pensati appositamenti per gli e-reader, brevi, agili e che permettessero di pubblicare, per stessa ammissione della casa editrice, ciò che altrimenti non si sarebbe potuto pubblicare. In effetti la carta e la filiera editoriale tradizionale hanno costi che fanno ponderare con estrema attenzione (e con ligia vocazione al risparmio e alla redditività) quali titoli sia conveniente far arrivare sugli scaffali. L’intuizione di Zoom è stata quella di sfruttare l’immaterialità e i costi contenuti del formato ebook per dar vita a una serie di pubblicazioni che comprendesse racconti, romanzi a puntate, guide e saggi dalla dimensione ridotta ma dalla qualità estremamente ricercata. Per mantenere un collegamento almeno formale, queste edizioni native digitali sono impreziosite comunque da copertine disegnate e studiate come se fossero libri di carta. A ciò si aggiunge che le opere pubblicate sono snelle non solo nella dimensione e nella modalità di fruizione, ma anche nel prezzo: solo 0,99 euro (un euro in più per la nuova collana Zoom Macro che raccoglie interventi di non-fiction leggermente più articolati).

Ecco dunque che il catalogo Zoom si articola in progetti completamente svincolati dai tradizionali limiti dell’editoria italiana cartacea: nel dicembre 2011, ad esempio, ha esordito con un’operazione assai inconsueta per il nostro Paese, ovvero Banduna, un romanzo in nove puntate di Alessandro Mari, l’autore di Troppo umana speranza, un esperimento che si rifaceva addirittura agli instalments di Dickens. Le pubblicazioni sono continuate puntando su titoli inediti di grandi firme della casa editrice milanese (da Amos Oz a Erri De Luca, da Banana Yoshimito a Paolo Rumiz, da Daniel Pennac fino a Benni e Bukowski), ma permettendosi anche di scommettere su autori meno noti e affermanti nel nostro panorama letterario. Un caso interessante è quello di Nicola Gardini, professore di Letteratura Italiana a Oxford, che con Feltrinelli aveva già pubblicato il saggio I baroni e il romanzo Le parole perdute di Amelia Lynd (premio Viareggio 2012), e che su Zoom ha proposto il coraggioso Girl, un racconto che percorre, in modo minuzioso e molto dettagliato, un aspetto particolare della vita di Giacomo Puccini: negli anni in cui lavorava a La fanciulla del West (“Girl” ne era appunto il titolo di lavorazione), la vita del compositore è sconvolta dalla tragica fine della giovane domestica Doria, a cui s’intrecciano le vicende non proprio limpide del milieu familiare dell’artista. Quello di Gardini è un resoconto preciso, accademico, che intreccia la vita di Puccini a quella degli altri suoi grandi contemporanei, in primis Pascoli.

Altrettanto interessante è Mbaqanga, il racconto di Franca Cavagnoli che esce oggi, giovedì 19 settembre. Cavagnoli è autrice di due romanzi per Frassinelli (Una pioggia bruciante e Non si è seri a 17 anni) e del saggio sulla traduzione La voce del testo per Feltrinelli; ha inoltre tradotto importantissimi nomi della letteratura mondiale (fra gli altri Burroughs, Morrison, Coetzee, Gordimer, Kincaid e di recente Fitzgerald, la cui versione de Il Grande Gatsby le è valso il premio Von Rezzori 2011). La vocazione ad esplorare ciò che è straniero si risente in questo breve scritto che si apre in Sudafrica, ma che al contempo si ricollega alle sue precedenti opere di ambientazione milanese e inaugura idealmente un ciclo di ulteriori narrazioni incentrate sull’universo geografico e umano del quartiere di Porta Venezia. Il lontano e il vicino, l’esotico e il consueto: Mbaqanga è un racconto potente in quanto disorienta il lettore senza farlo perdere, perché gioca con una cultura per noi piuttosto distante – quella africana – che si infila in ambienti più familiari anche grazie a un gioco linguistico sottile e assai raffinato. Per Cavagnoli la letteratura è un’esperienza di straniamento che in sé ci riconduce però a qualcosa di noto, intimo, personale. Poco si può svelare di questo racconto equilibrato e intenso – tanto da sembrare quasi troppo breve -, che si articola appunto su una specie di misteriosa rivelazione che il lettore deve pian piano decifrare.

Si può discutere a lungo sul destino dell’editoria cartacea e sui pregi e i difetti di una conversione digitale della letteratura: tralasciando posizione preconcette o gusti prettamente personali, è più interessante osservare come il mondo dei libri stia evolvendo anche grazie a operazioni particolari e inedite come quelle di Feltrinelli Zoom, che ha iniziato anche a tradurre le piccole opere del suo catalogo in lingua inglese (fra i primi titoli The Nightshift Belongs to the Stars di Erri De Luca e The Miraculous Strangeness of Being Alive di Paolo Di Paolo). Se l’espansione del fenomeno ebook comporta anche la possibilità di ottenere in modo agevole ed economico titoli che altrimenti con fatica avremmo potuto veder arrivare in libreria ben vengano queste iniziative esclusivamente digitali (e altre ne sono nate nel frattempo, da Rizzoli First ai Quanti di Einaudi), che riportano un po’ di coraggio e sperimentazione in ambiti in cui scarseggiava forse da tempo.

Di Franca Cavagnoli avevo parlato anche qui, mentre su Le parole perdute di Amelia Lynd avevo scritto questo.

Posted by Paolo Armelli