Un nuovo post del mio blog sul sito di Wired:

The Canyons è un film che parteciperà, fuori concorso, alla Mostra del Cinema di Venezia, la cui 70sima edizione inizia il 28 agosto. Gli strumenti con cui è stato finanziato, il modo in cui è stato composto il cast e i componenti del cast stesso, nonché le menti provocatorie da cui è stato realizzato lo rendono una delle pellicole indipendenti più chiacchierate dell’anno, oltre a fornire un esempio di come il web sociale stia diventando un fattore fondamentale nella produzione artistica contemporanea.
Innanzitutto a far parlare di sé è la penna che sta dietro alla sceneggiatura del film, Bret Easton Ellis. Chi conosce l’autore di American Psycho e de Le relazioni pericolose sa quanto la sua personalità oltrepassi tutti i confini della mediocrità morale e culturale. Basta seguirlo su Twitter per avere conferma dell’affilatezza della sua penna, dell’assoluta originalità dei suoi schemi (pochi mesi fa ha ingaggiato una grande querelle con i GLAAD, i riconoscimenti che premiano le persone più attive nella difesa dei diritti LGBT, accusandoli di “politically correct gayness”; o ancora la sua polemica contro David Foster Wallace, considerato “lo scrittore più tedioso, sopravvalutato e pretenzioso” della sua generazione). Sesso, violenza, potere ed eccessi sono all’ordine del giorno nelle trame dei suoi romanzi e non mancano neppure in The Canyons, la cui sceneggiatura è stata pensata dallo stesso Ellis pensando a un budget piuttosto ridotto. La pellicola nasce infatti dalla fallimento di un altro progetto, Bait, a cui lo scrittore lavorava con il regista di America Gigolo, Paul Schrader (che a Venezia presiederà la giuria Orizzonti), e il produttore Braxton Pope; i tre, però, hanno confermato il loro sodalizio e si sono messi a lavorare (unica regola imposta da Bret Easton Ellis: mai riunioni prima di mezzogiorno) cercando finanziamenti in un modo mai tentato prima per un film dalle grande ambizioni. Hanno infatti utilizzato Kickstarter, un sito di crowdfunding appositamente pensato per raccogliere fondi attraverso la partecipazione degli utenti che, una volta letto di cosa si tratta, decidono se e quanto finanziare il progetto artistico di turno (si va dalle opere d’arte al design, dai film ai dischi fino ai videogiochi). The Canyons è riuscito a raccogliere ben 250mila dollari, contro un’aspettativa iniziale di 100mila.

La produzione è stata in ogni caso piuttosto low-budget, ma è controbilanciato da un cast che, se non proprio dotatissimo a livello di recitazione, basta in sé per far discutere molto del film (c’è pure Gus Van Saint nel ruolo di uno psichiatra). In prima linea la travagliata star Lindsay Lohan: da quanto Ellis aveva iniziato a “farneticare” su Twitter riguardo al cast ideale del suo film, fu subito chiaro che voleva fortemente la Lohan nel suo progetto; l’attrice degli scandali, contattata per un ruolo secondario, ha invece preteso quello principale, la languida e ambivalente Tara, la donna al centro di una spirale di sesso e violenza al cui centro è posta da Christian, un giovane ricco che per mantenere il suo fondo fiduciario si diletta nel fare cinema. Quest’ultimo è interpretato da James Deen, giovane idolo del porno americano, giunto a grande notorietà in quanto non proprio corrispondente all’attore pornografico prototipico, ma proprio per questo di grande appeal sul pubblico delle adolescenti. Lo stesso Deen è stato contattato da Ellis via Twitter e proprio per via delle insistenze in 140 caratteri ha accettato la parte. Ma anche il resto del cast è stato arruolato in modo “social”, grazie all’applicazione Let It Cast, che permette a qualunque attore di caricare il proprio provino online ed essere contattato di conseguenza. Ulteriore collegamento col web: a parte un’uscita molto limitata nelle sale in agosto, il film è disponibile on demand su iTunes.

 

Non è il primo caso in cui le nuove modalità di aggregazione (anche finanziaria) offerte dalla rete permettono a proposte magari laterali e originali di vedere la luce quando in ambiti più tradizionali probabilmente non avrebbero alcuna possibilità né di finanziamento, né di sopravvivenza. Recente è la notizia, ad esempio, che il film tratto dalla serie tv Veronica Mars vedrà la luce sempre proprio grazie a Kickstarter e ai numerosi – e generosi – contributi dei fan della serie. In Italia, su tutt’altra scala, l’esempio più famoso legato al crowdfunding viene da un giovane e bravo giornalista, Andrea Marinelli, che nel 2012 è riuscito a seguire le storiche elezioni americane che hanno visto la vittoria di Obama (e a trarne un libro pubblicato sempre via web), grazie ai quattrini raccolti con un’iniziativa di crowdfunding (e non solo: l’America se l’è girata trovando alloggio con il couchsurfing); allo stesso modo ha raccolto 5000 dollari attraverso il suo blog Il Trading Post per finanziare un secondo viaggio statunitense per seguire le storiche legalizzazioni dei matrimonio fra persone dello stesso sesso.
Finora Kickstarter ha finanziato progetti per oltre 500 milioni di dollari, il che per chi vuole trovare una via per emergere è sicuramene un dato incoraggiante, anche se bisogna considerare anche la percentuale di successo legata a questi stessi progetti: il 44% di questi, infatti, riesce a essere portato a compimento e a produrre i propri frutti, contro un 52% di insuccessi. Si deve anche avere il talento di fare decollare la propria iniziativa, quindi, non basta avere i fondi. Oppure basta chiamarsi Bret Easton Ellis.

 

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Posted by Paolo Armelli