Settanta milioni di dollari per l’opera “Whiterun Center” di Rothko, venti milioni per un armadietto di pillole della serie di Damien Hirst, e ancora 250 milioni – la cifra più alta mai sborsata per un dipinto – per “I giocatori di carte” di Cézanne. Queste le cifre esorbitanti che, secondo il New York Times, sono state pagate dalla Qatar Museums Authority negli ultimi anni per trasformare il piccolo paese sul Golfo persico, ricco di petrolio e bellezze ambientali, in un polo artistico internazionale di primo livello.

20130815-102503.jpg Questi straordinari acquisti di opere d’arte, recentemente coordinati da Sheika al Mayassa bint Hamad bin Khalifa al-Thani, trentenne sorella dell’emiro del Qatar definita quest’anno dall’Economist “la donna più potente nel mondo dell’arte”, rientrano in un piano molto più ampio che prevede l’apertura di una ventina di musei di diversa tipologia. Doha, la capitale dello Stato, può contare già attrazioni come il Museo di Arte Islamica, opera dell’architetto I.M. Pei (lo stesso delle piramidi del Louvre), il Qatar National Museum, la cui avveniristica ristrutturazione guidata da Jean Nouvel si concluderà nel dicembre 2014, e il Mathaf, ovvero il museo d’arte nazionale che vuole proiettare la cultura tradizionale araba verso il mondo intero. Oltre alle collezioni museali, nel giugno scorso il sito archeologico di Al Zubarah, straordinario centro dei pescatori e dei mercanti di perle del diciottesimo secolo, è stato inserito nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO, fornendo un ulteriore gioiello culturale e turistico all’emirato.

20130815-103318.jpgQueste piccole ma ricchissime realtà del mondo arabo si stanno affermando sempre più numerose nel panorama dell’arte internazionale. Non sono da meno gli Emirati Arabi Uniti, che stanno valorizzando i loro territori come mete turistiche non solo del lusso ma anche delle attrattive paesaggistiche e culturali. Ad Abu Dhabi di grande richiamo è Saadiyat Island, l'”isola felice”, un grande polo di intrattenimento e cultura che ospita, oltre al Museo Nazionale dedicato allo sceicco Zayed (aperto in collaborazione col British Museum) e al Museo Marittimo di Tadao Ando, a partire dal 2017 anche la sezione locale del Guggenheim. Doveva infine essere inaugurata nel 2012 e invece pare che, salvo ulteriori ritardi, sarà pronta a partire dal 2015, la sede satellite del Louvre, disegnata in forma di astronave ancora da Nouvel.

Le iniziative di questi paesi arabi puntano evidentemente a un grande ritorno di immagine in quanto realtà turistiche, ma rappresentano anche un tentativo per la tradizione islamica di aprirsi al mondo occidentale e di intrecciare nuove e fruttuose relazioni fra le due civiltà:”Come dice mio padre, ha affermato Sheika al Mayassa sempre al New York Times, per ottenere la pace dobbiamo nutrire il rispetto per la cultura l’uno dell’altro”. C’è anche chi in Occidente, però, mostra alcune preoccupazioni per il modo piuttosto “aggressivo” con cui emiri e sceicchi usano le loro enormi disponibilità economiche per accaparrarsi importanti capolavori portandoli via da America e Europa. Ma anche questo è un modo per far viaggiare e diffondere la grande arte in tutte le parti del globo.

Posted by Paolo Armelli