In alcuni casi a rendere potente un film non è la presenza di una grande star, ma quanto questa stessa star è disposta a rinunciare al suo status di icona, trasformandosi e addirittura nascondendosi. Succede ad esempio in Holy Motors, il quinto lungometraggio dell’originalissimo regista francese Leos Carax, acclamato dalla critica al Festival di Cannes del 2012 ma uscito in Italia solo qualche settimana fa: nella pellicola stelle come Eva Mendes e Kylie Minogue si imbruttiscono per ragioni di espressività.

holy-motors-filmIl film interroga lo spettatore sui temi dell’identità e sembra essere anche una riflessione sulla professione attoriale in quanto  tale. Uno dei temi principali è sicuramente la trasfigurazione della personalità, simboleggiata dalla poliedrica figura di Monsieur Oscar, interpretato dall’attore feticcio di Carax, Denis Lavant. Questi, scortato dall’autista Céline (Édith Scob) in giro per Parigi su una lunga limousine bianca, deve affrontare misteriosi “appuntamenti”, per ognuno dei quali assume trucchi e maschere differenti: prima è un uomo d’affari che si camuffa da mendicante, poi da simulatore di motion capture, successivamente è un padre severo, un moribondo, un assassino e così via.

Non è un caso che le celebrità che partecipano a questa particolarissima opera d’autore compaiano completamente travestite e “snaturate”, a ribadire la distorsione delle identità. La bellissima Eva Mendes, ad esempio, interpreta qui una modella dalle fattezze divine che viene rapita dall’immondo e grottesco Mister Merde, ulteriore alter ego di Oscar, che la conduce nelle fogne e la ricopre di un sudicio velo integrale dopo averla spogliata della sua aura di perfezione. In qualche modo accade lo stesso a Kylie Minogue, la “principessa del pop” che qui mette da parte il camaleontismo sexy-glamour a cui ci ha abituato per  indossare i panni di un’impersonatrice collega di Oscar, al centro di uno dei momenti più toccanti e inaspettati della pellicola.

kylie-holy-motors-300x0Il film vede la comparsa anche di un grande del cinema francese come Michel Piccoli, conosciuto al pubblico italiano per l’interpretazione del pontefice in Habemus Papam di Nanni Moretti: anche lui inizialmente avrebbe dovuto partecipare a questa produzione truccato in modo da non essere identificabile, comparendo poi nei titoli con uno pseudonimo. D’altronde, dalla partecipazione di Bjork in Dancer in the Dark di Lars von Trier all’irriconoscibile Charlize Theron in Monster o ancora alla Nicole Kidman di The Hours con tanto di naso prostetico, non è la prima volta che la cinematografia d’autore usa l’arma della dissacrazione delle star come strumento di racconto, dando ancora più forza e spessore a quei volti che di solito conosciamo cosi bene.

Posted by Paolo Armelli