Da ieri Liberlist ha un fratello piccolo: si chiama Wir(ed)editorial ed è ospitato sul sito della rivista Wired. Si occuperà di tutto ciò che è editoria e letteratura però declinato nell’ottica dei social media e della multicanalità. Gli aggiornamenti (diversi) continueranno anche qui e i pezzi di quel blog saranno ripresi anche su questo. Intanto, di seguito, l’introduzione al progetto.

wired-it-smallLa comunicazione diventa sempre più multicanale e anche gli utenti sono abituati ormai ad interagire attraverso una realtà molteplice di strumenti integrati. Ciò si declina anche nel rapporto con le aziende, le quali sempre più spesso utilizzano i mezzi offerti dal web 2.0 e dalle tecnologie di ultima generazione per coinvolgere il loro pubblico in modo interattivo e complesso. Fra i tanti settori che stanno sfruttando appieno le possibilità di promozione e interazione offerte dai new media, e in particolare dalle piattaforme social, colpisce la vivacità con cui si sta muovendo il mondo dell’editoria, anche e soprattutto in Italia. L’avanzamento tecnologico, quando si parla di libri, non si riduce esclusivamente al dibattito, oramai circolare, sulla scomparsa più o meno inevitabile della carta; Internet, i social network e gli altri strumenti online possono essere una chiave fondamentale per le case editrici che vogliono coltivare un rapporto spontaneo e diretto con la comunità dei lettori, su una scala che mai era stata possibile prima. E se considera che non c’è pubblico più fedele degli appassionati di letteratura, è facile comprendere come per gli editori sia agevole e importantissimo costruire con cura un’appassionata community di follower. I risultati sono già evidenti: una recente indagine di Blogmeter presentata all’ultima edizione del Salone del Libro di Torino ha rilevato l’estrema vitalità con cui le aziende librarie italiane si approcciano ai social network. Sono state monitorate le attività di 101 case editrici su Facebook e su Twitter nel periodo che va da marzo a maggio 2013: si è riscontrato così che, mentre Facebook viene utilizzato principalmente per promuovere libri in uscita, novità editoriali ed eventi, spesso anche con concorsi o sconti dedicati, Twitter serve per incentivare il dialogo, come se fosse un filo diretto con l’editore, ma anche per dimostrare l’attenzione delle stesse case per argomenti di discussione più generali. Su entrambi i fronti, gli interventi più apprezzati dagli utenti sono le citazioni, le immagini ispirazionali, il dietro le quinte, le anticipazioni, insomma contenuti appositamente pensati per ampliare l’esperienza legata al libro in sé. Fra gli editori più attivi su Facebook e Twitter, con un ritorno di immagine notevole, troviamo Mondadori, Rizzoli, Einaudi, Feltrinelli, Bao Publishing e minimum fax. L’azione degli editori, però, copre potenzialmente tutto lo spettro dei social media ad oggi in voga: su Instagram si possono postare le copertine e le foto dalle presentazioni con gli scrittori; su YouTube vengono caricati i booktrailer e le interviste con i vari autori; su Pinterest si possono promuovere iniziative che rintracciano nei luoghi reali quelli in cui sono ambientati i romanzi, e così via. Quasi tutte le case editrici italiane, anche quelle tradizionalmente considerate più conservatrici, hanno ormai almeno un loro profilo social (e molte scelgono Twitter più che Facebook, probabilmente per la sua utenza più selezionata e più attenta all’uso del linguaggio testuale). Stanno comprendendo, infatti, che l’innovazione anche per quanto riguarda i libri è non solo incontrovertibile, ma anche potenzialmente utilissima se coniugata a idee di content marketing virale e comunicazione non convenzionale. E magari si scoprirà che i nuovi autori possono essere scovati proprio sui social network, 140 caratteri alla volta.

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Posted by Paolo Armelli