wbresizeIn questi giorni sto divorando con avidità un programma molto interessante, perché ben montato e ben raccontato, che va in onda ogni settimana la domenica pomeriggio su Sky Arte (una piccola oasi televisiva satellitare che, al canale 130, nasconde perle rare e preziose). La cosa strana, per una trasmissione così ben confezionata, è che parla esclusivamente di libri: infatti si chiama Bookshow ed è prodotta dalla divisione media della casa editrice minimum fax.

Dico che è strano perché, a parte le solite interviste agli autori dei bestseller di turno, ci hanno abituato a spazi televisivi sulla letteratura tanto rari quanto dalla qualità dubbia. Basti pensare che sulla tv generalista negli ultimi anni ci sono state solo due trasmissioni dedicate ai libri, da una parte il degno seppur modesto Per un pugno di libri su Rai3 e dall’altra la rubrica notturna L’appuntamento di Gigi Marzullo (l’assurdità di quest’ultima ha raggiunto di recente livelli ancora più fantasiosi). Invece Bookshow è veramente un progetto congeniato in modo intelligente e avvicente, con un linguaggio narrativo e fotografico che lo fanno apparire ogni volta come un piccolo film documentario. La sua qualità è sorprendente e si può ritenere che sia l’unico in grado di rivaleggiare con il programma sui libri finora impareggiabile per dinamiche del racconto, ovvero il Pickwick di Alessandro Baricco e Giovanna Zucconi, andato in onda sulla Rai nei primi anni Novanta (l’unica eccezione potrebbe essere Cultbook, nella tarda notte di Rai Educational, ma che si occupa di un solo volume per volta).

Bookshow, partito il 19 maggio scorso e inaugurato il giorno prima al Salone del Libro di Torino, parla di letteratura seguendo un filo leggero eppure curioso, appassionato e appassionante, prendendo spunto dal racconto dei luoghi, delle storie e delle persone che animano ogni volta una diversa città italiana; a fare da voce narrante ma anche da consigliere dei libri che gli hanno cambiato la vita, in ogni puntata c’è un volto attoriale differente – ecco, l’unico appunto che si potrebbe fare alla concezione della trasmissione è che a narrare la varietà della letteratura si potrebbero chiamare anche professionalità diverse, tipo artisti o musicisti, e non solo attori. Il viaggio nelle città italiane (da Roma a Genova a Trieste e così via) e nei suoi autori è intervallato da rubriche che testimoniano come spesso parlare di scrittura sia tutt’altro che noioso: dal quiz per strada di Paolo Calabresi che regala un volume a chi mostra di non conoscerne la trama, alla candid per vedere quale libro abbandonato viene “rubato” per primo dai passanti, fino alle interviste a simpatici e intraprendenti librai indipendenti.

Una trasmissione come Bookshow è audace, curiosa e interessante, in quanto rinnova anche in maniera radicale un linguaggio di divulgazione letteraria molto spesso paludato e accademico. Dimostra, in altre parole, col suo stile non troppo approfondito ma comunque sensato e accattivante, che semplificare, semplificare con intelligenza, a volte può essere fondamentale per abbattere degli spauracchi e dei luoghi comuni come quello della cultura in televisione.

Posted by Paolo Armelli