Se leggete il manuale Le regole per diventare una popstar e sfidare la Regina al capitolo “Britney Spears” troverete scritto: “Quando una cantante abbandona il microfono a gelato per quello ad astina sulla faccia  è chiaro segno che vuole darci giù pesante col playback.” E Lady Gaga, ieri sera ad Assago, sembra che quel capitolo l’abbia proprio saltato. Ebbene sì, perché se nel Monster Ball Tour nel 2009 aveva fatto ampio ricorso alle sue capacità canore, in questo Born This Way Ball Tour ha caricato molto sulla base preregistrata e sugli effetti sonori, intervenendo solo qua e là (e molto discontinuamente) con la sua voce ma soprattutto interrompendosi molte volte per incitare i fan o commentare il momento, dedicandosi per lo più alle coreografie (in parte già viste). Eppure Gaga vocalità ne ha da vendere, come ha dimostrato in due momenti dello show: quello più raccolto, in cui ha suonato alla motocicletta trasformatasi in pianola, “Hair”, “Princess Die” (il pezzo inedito dedicato a Diana) e “You and I”; e poi alla fine, nell’encore, con “The Edge of Glory” e “Marry The Night”. Per il resto, appunto, molta base e molti discorsi, con canzoni eseguite in versione ridotta molto spesso per lasciare spazio a bei discorsoni che se uno segue un minimo le vicende della cantante avrà ascoltato ormai più dei sermoni della Santanchè in tv: del tipo “Sono così contenta di essere in Italia, anche io ho origini italiane”, “Quando avevo quattro anni ho iniziato a suonare il piano”, “Mio nonno si chiamava Giuseppe (pronunciato Iuseppi) Germanotta”, “Voi avete la migliore moda del mondo”, “Voglio assorbire tutta la vostra creatività”, “Voglio la Nutella” (giuro!). 
E in effetti di Nutella la Germanotta deve averne mangiata parecchia in questi mesi di tour: la sua stazza sul palco è decisamente aumentata (fate un confronto con la linea quasi anoressica del video “Born This Way”). In uno dei tanti dialoghi col pubblico Gaga ha tenuto a precisare che i suoi outfit per la tournée sono stati creati da Armani, Moschino e soprattutto Versace (Donatella e la sua testa biondo-cancella-diottrie era presenta nell’area Vip), perché ha inviato otto dei suoi professionisti per curare il look della cantante – e molto probabilmente a un certo punto hanno dovuto mettersi lì ad allargare corpetti e culotte  con toppe e toppone.
In effetti, però, tutto il concerto è stato condito da un alto tasso di spettacolarità ed elaborazione scenografica: su questo Gaga si può dire che non deluda mai. L’intero palco, dotato anche di una speciale fossa chiamata “Monsters Pit”, rappresentava un castello medievale dai cui portoni e dalle cui torrette uscivano la cantante, i ballerini e anche la band. Gaga si sarà cambiata d’abito una ventina di volte, e con una velocità da far impallidire Arturo Brachetti, passando da una tuta leather in stile Alien vs Predator a un vestito ad intarsio bianco con cappello a forma di caprone, da un costume in similcarne a un mantello rosa fatto di moquette d’albergo, passando per il canonico reggiseno a mitra e per una cappa della più rigorosa tradizione Versace. 
Per non parlare dei vari momenti scenici dello show: lei che si mostra dietro a un pancione gigante e gonfiabile da cui sembra partorisca i ballerini; lei che si muove su delle colonne bianche semoventi o su un cavallo composto dai ballerini; lei che si trasforma – letteralmente – in una moto, lei che macella le ballerine in enormi (finti) tritacarne; la testa di lei proiettata in uno schermo volante sul palco. Insomma anche qui una grande dose di originalità, anche se forse a volte votata all’accumulo più che alla valorizzazione: per la prima parte del concerto, a causa dei cambi d’abito, Gaga non è mai stata sul palco per più di tre minuti di fila, e tutti questi cambi di scena hanno leggermente rallentato il ritmo dello spettacolo, dando l’idea di frammentarietà (anche qui, come nel tour precedente, un filo narrativo univa i vari momenti dello show: Gaga è un’aliena che fugge dalla sua dimensione oscura per raggiungere la Terra, assorbire informazioni e creatività per poi invaderla coi suoi “little monsters”).Sono proprio i little monsters, in ogni caso, la chiave di lettura predominante – e la salvezza – di Gaga: per questo possiamo giustificare tutti i suoi intermezzi dialogati proprio rivolti ai fan. Se c’è una cosa che Lady Gaga sa fare – e persegue come obiettivo primario – è quello di cementare il legame coi suoi fan. Per questo si sofferma molto su discorsi di equità, coraggio e condivisone. Per questo – e qui sì in modo molto originale – chiama sul palco alcuni fortunati per condividere con loro alcuni momenti del concerto.
Insomma, da fenomeno musicale puro Gaga è sempre più una macchina da guerra dal punto di vista del’imagery e della connettività da social network. Però, tolta la patina versacesca e i discorsi sui gay, sembra quasi che il contenitore resti mezzo vuoto. O mezzo pieno, dipende dai punti vista. Noi comunque continueremo a seguirla, non fosse altro per la sua innata vocazione baracconesca e le sue chiappone nuove di zecca.
p.s. Sì, se ve lo stavate chiedendo mentre leggevate tutto questo popò di articolo, sì, Madonna è stata meglio.

Posted by Paolo Armelli