Questo mio intervento è nato in occasione della giornata di studi conclusiva del corso di Letteratura inglese 2011-2012 dei prof. Giovanni Cianci, Caroline Patey e dott. John Young dell’Università di Milano, dal titolo Shakespeare, Rebecca West & T.S. Eliot in words, music, film and pictures.


Negli ultimi decenni dell’Ottocento e nei primi del Novecento, le grandi città europee subiscono cambiamenti e innovazioni che ne mutano, per non dire stravolgono, indelebilmente l’aspetto e l’impatto sulla mentalità comune. E più crescono le città, paradossalmente, e più l’uomo si fa piccolo, insicuro, svuotato. È soprattutto la letteratura modernista a farsi portavoce di questi nuovi sentimenti, complessi e spesso contraddittori, ma sempre dominati da un sentore di tragedia e ineluttabilità, connessi alla metropoli moderna.
Fra i testimoni più noti di questo sgomento modernista c’è sicuramente il poeta T.S. Eliot e lo è diventato in particolare per il celeberrimo passo in cui, nella prima parte del suo poemetto The Waste Land, “The Burial of the Dead”, ci descrive quella che lui chiama la “unreal city”. Il poema è stato composto fra il 1919 e il 1921, poi pubblicato nel 1922, e dunque ben ci descrive il sentimento di una generazione che non solo deve affrontare i tumultuosi mutamenti della vita urbana portati dalla modernità di masso, ma lo deve fare anche in un momento storico, quello del primo dopoguerra, di grandi sconvolgimenti e insicurezze.
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Posted by Paolo Armelli