Macao è un laboratorio di sperimentazione culturale, artistica e intellettuale di natura partecipativa e democratica. É salito alla ribalta della cronaca quando, lo scorso 5 maggio, un gruppo di volenterosi ha occupato la Torre Galfa, un enorme grattacielo poco distante dalla Stazione Centrale a Milano, di proprietà della Sai di Ligresti ma da anni abbandonato a se stesso in piena città. I ragazzi e le ragazze di Macao se ne sono riappropriati simbolicamente, anche come segno di una nuova volontà giovane e spontanea di sovvertire gli effetti più immobilizzanti del sistema capitalistico per generare energia creativa, quasi fosse una specie di Occupy del mondo culturale. Nei giorni scorsi sono arrivate le adesioni di molti personaggi pubblici, fra cui Dario Fo, Afterhours, Wu Ming, Daria Bignardi e altri.
Oggi però, dopo dieci giorni di laboratori, dibattiti, concerti e attività condivise, è stato ordinato lo sgombero e Ligresti ha pure minacciato querela per coloro che sono stati identificati. Ma quelli di Macao, fieri e un po’ incoscienti, non si sono arresi e hanno trasformato l’occupazione verticale del grattacielo in occupazione estesa dello piazzo antistante, con buona complicità del benzinaio di fronte che ha pure fornito l’elettricità. Sono continuate per tutta la giornata le attività, i banchetti di studio, le performance (tre ragazze si sono stese a terra come cadaveri per simulare l’omicidio di idea, arte e creatività), perfino la distribuzione di granite, ma soprattutto l’assemblea pubblica, partecipata libera e condivisa. 
Gli organizzatori e chi interveniva dal pubblico gremito sottolineavano come il progetto di Macao ha ridato speranza riguardo non solo alla cultura, ma anche rispetto ai temi della gestione degli spazi urbani, della collettività giovanile e anche della partecipazione diretta alla democrazia; si è ribadito che quello non è stata solo una occupazione ma anche un nuovo mondo di prendere posizione e di agire nei confronti della città, di imporre la volontà dei molti contro la prevaricazione dei molti. “Che cos’è un grattacielo occupato di fronte a un grattacielo in costruzione?”, ricorda  uno dei partecipanti al dibattito alludendo ai palazzi in costruzione per l’Expo di lì a pochi metri ma anche alla potenza eversiva di un’occupazione come quella di Macao: “Macao è come una cesta di semi, e le forze dell’ordine rovesciandolo non hanno fatto altro che spandere ancora più ad ampio raggio questi semi”. Qui si citando Platone, Brecht, Brodillard. Tutti sono riuniti nella convinzione di aver qualcosa da dire e, constatando l’impossibilità di farlo attraverso i mezzi tradizionali, di avere il diritto di ricavarseli da soli quei mezzi. Non si vuol sentire parlare di soldi, qui in piazza, perché è proprio una gestione capitalistica della cultura, che è “artigianato e non industria” ricordano gli organizzatori, che si vuole contestare con questo atto simbolicamente eversivo, eppure straordinariamente pacifico.
Nel pomeriggio si attendeva poi l’intervento del sindaco Pisapia, accusato da più parti di aver atteso troppo a lungo prima di cercare una soluzione, che poi è stata quella sbagliata. Pisapia, ben conscio del fatto che molte delle componenti in piazza oggi fossero fra quelle che lo scorso maggio hanno contribuito alla sua vittoria dal basso, si è presentato poco prima delle sette e per un po’ ha ascoltato lo svolgimento dell’assemblea. È stato annunciato con un semplice “e ora la parola a Giuliano”: pur riconoscendo che il movimento di Macao è una ricchezza per aver sollevato questioni importanti per un rinnovamento della città che vuole
perseguire lui stesso, Pisapia ha ammesso francamente l’impossibilità di ritornare alla soluzione della Torre Galfa, però comunincando la decisione della Giunta di assegnare a quel movimento e ad altre associazioni che lo volesso sfruttare gli spazi dell’ex Ansaldo, disponibili fra poche settimane. Pisapia ha poi anche ringraziato i partecipanti a Macao per “averlo tirato per la giacchetta”, come aveva invitato lui stesso a fare ai cittadini che gremivano Piazza Duomo la sera della sua elezione.
Il pubblico di Macao ha assistito speranzoso ma anche un po’ scettico, sollevato da un sindaco che si mescola a loro per discutere del problema ma anche in qualche modo avvilito dal fatto che si debba ancora una volta temporeggiare. Perché Macao è stato un fenomeno che ha voluto bruciare le tappe e, ribollendo di energia, ha continuato e continua a lavorare irrefrenabile contro le lungaggini di un sistema culturale che più che produrre prospettive, prospetta intoppi e pastoie. I responsabili ci tengono a precisare che “nessun bando avrebbe potuto generare tutto questo”.
C’è un bel pezzo di mondo oggi in via Fara, di fronte alla Galfa: i soliti giovani un po’ alternativi e un po’ fattoni che ti aspetteresti, ma anche tanti studenti diversi fra loro, gente un po’ più matura (compresa una signora altera con elmetto da lavoro in testa e walkman da antiquariato alle orecchie), padri con figli appresso, fotografi e giornalisti, anziani che volantinavano per altre cause. Tutto un mondo che si muove, che cerca di riappropriarsi di spazi che nella vita quotidiana uno dà per scontato gli siano preclusi. 
Ora non si sa cosa farà Macao, se accetterà i nuovi spazi o si evolverà in qualcosa di diverso: di sicuro l’assemblea pubblica continuerà in piazza (coi generatori, perché nel frattempo il benzinaio ha chiuso) questa sera, per tutta la notte e poi anche domani mattina. Poi si sta costituendo un’associazione che dia uno statuto giuridico al movimento. In ogni caso, nonostante lo sgombero, questa è stata una giornata da ricordare per Macao, che é divenuto grazie all’apertura alla piazza qualcosa se possibile di ancora più grande e inaspettato. Come le vere opere d’arte che colpiscono tutti.
p.s. Nel frattempo potete aiutare Macao firmando l’appello su macao.mi.it/appello.

Posted by Paolo Armelli