Mdna, come il Dna di Madonna o come abbreviazione del suo stesso nome di battaglia, ma anche allusione alla botta di energia irrefrenabile dell’MDMA, si chiama così l’ultima fatica della signora Ciccone.
In effetti il disco si sviluppa attorno a un nucelo di canzoni dance forti e frenetiche, prodotte con grande maestria (fra tutte Girl Gone Wild, ma anche I’m Addicted, Some Girls, I Don’t Give A, Beautiful Killer), segnando anche un ritorno a testi un po’ più pensati e intimisti: sospesa fra irresistibile voglia di peccare e di redenzione mistica, in Girl Gone Wild chiede perdono perchè “I detest all my sins, Because I dread the loss of heaven”, ma in I’m A Sinner ammette “I’m a sinner, I like it that way” e poi invoca i santi (“Saint Christopher, find my way / I’ll be coming home one day”); in altre torna sul rapporto odio-amore col suo ex Guy Ritchie (I Don’t Give A: “i tried to be your wife… diminish myself”; ma in Best Friend: “I cannot lie and I won’t pretend /But I feel like I lost my very best friend”); infine non manca l’autocelebrazione, affidata però a Nicki Minaj – già ridotta a valletta, assieme a Mia, nel singolo d’apertura Give Me All Your Luvin‘ – che rappa in Some Girls “there’s only one queen, and that’s Madonna… BITCH!”.
Il resto dell’opera, comunque, si perde in pezzi ritmati ma un po’ più scontati (Turn Up The Radio, Superstar, B-day Song) e una rivisitazione dance del classico genere delle ballad (Masterpiece, Fallin’ Free, Best Friend, ma fra queste Love Spent raggiunge vette interessanti). Siamo insomma piuttosto lontani dalla coesione perfetta di Confessions, dove tutto l’insieme faceva gridare al capolavoro; ma almeno qui la produzione affidata a William Orbit, Martin Solveig e Benny Benassi, salva da quel guazzabuglio tamarro che era stato Hard Candy: in effetti I’m a Sinner è un classico e sontuoso pezzo alla Orbit che sembra un’evoluzione noughties di ciò che era stato Ray of Light negli anni ’90; Gang Bang, poi, più che una canzone pare un esperimento che forse è la vera perla rara dell’album.
Resta il dubbio, comunque, che al giorno d’oggi forse fare degli album interi, in tempi in cui si fanno i dischi per vendere i biglietti dei concerti e spesso si farciscono di riempitivi solo per accompagnare tre o quattro singoli di sicuro successo, forse non abbia molto senso. Però Madonna si dimostra anche qui per quello che è: se da anni sta sulla vetta è perché non si limita a fare il compitino, ma ogni volta cerca di sfornare un lavoro egregio, farcendo sempre con qualche novità o sonorità insolita (prendete l’inizio di Love Spent o la fine di I’m Addicted). A confronto si può sempre ascoltare un disco di Kesha, e vedere qual è la differenza. Di regina ce n’è una sola, e quella è Madonna.

Posted by Paolo Armelli