Carnage è l’ultimo film di Polanski, è stato a Venezia e se n’é parlato molto per il poker d’attori di livello che lo interpretano: Jodie Foster, Kate Winslet, Christoph Waltz e John C. Reily. La sceneggiatura è un adattamento dell’opera teatrale di Yasmina Reza, Le Dieu du carnage, e l’impronta del film è effettivamente quella teatrale, seppur non risultandone troppo rigida.
La conclusione, che arriva dopo nemmeno un’ora e mezza, verte soprattutto sull’inutilità della parola: due coppie di genitori si incontrano per appianare la lite violenta fra i rispettivi figli, cercando prima una conciliazione ma precipitando di frase in frase in un delirio di violenza e assurdità verbale. Non credo che la pièce originale avesse un effetto così grottesco come l’ha il film, dove si passa praticamente tutto il tempo a ridere delle idiosincrasie dei quattro adulti. Si ride anche delle maschere che ognuno nella società contemporanea si addossa – la salvatrice del mondo, il qualunquista, lo spietato maniaco del lavoro, la fragile frustrata -, anche queste maschere, a dir la verità, un po’ troppo teatralmente esagerate.
Inutilità della parola, dunque, e di conseguenza inutilità del film se non fosse per gli attori che, quasi sempre, reggono bene un gioco delle parti serrato e estremamente umorale. Foster e Winslet sono forse troppo vignettistiche quando interpretano le loro parti da ubriache, Waltz, cinico, scostante, infido, è invece stupendo, senza contare che è austriaco e dovrebbe partire svantaggiato. Invece è il più bravo di tutti.
E’ un film particolare, non sublime, però consigliabile. E se si sceglie di vederlo, vale proprio la pena di farlo in originale, giusto per il magnifico suono che la parola del titolo ha in inglese.

Posted by Paolo Armelli