E’ uscito il nuovo numero online di Cabaret Voltaire con un mio pezzo su “Libertà” di Franzen.

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Lo scrittore Alessandro Piperno, nel recensire l’uscita in Italia di Libertà, il nuovo libro di Jonathan Franzen (pubblicato negli Stati Uniti l’anno scorso col titolo originale Freedom), cita una frase di Kafka: “Tu sei libero. E di qui inizia la tua perdizione.” Nemmeno l’autore, probabilmente, avrebbe potuto scegliere un’epigrafe così efficace per un libro del genere, un libro che ci mette di fronte all’epopea quotidiana d’America, alla sua incommensurabile, libera grandiosità, ai limiti di quella che è la delizia e la croce umana per eccellenza: la scelta.

Freedom è un romanzo complesso, non solo nella sua struttura formale ma anche da leggere. Ad esempio, pur essendo effettivamente notevole, ha dei punti di una noia e di una cavillosità da far desistere anche i meglio intenzionati. Eppure lascia un segno chiaro soprattutto nel finale, che è scontato ma talmente ben scritto da essere l’unico possibile per una storia così. L’effetto complessivo è quello di una grande cattedrale ben (forse troppo) strutturata.

Dopo Le correzioni (la sua terza opera, ma che l’ha lanciato come enorme rivelazione nel mondo letterario americano nel 2001), Franzen torna a dipingere un grande affresco di una famiglia, i Berglund, in cui tutti i componenti sembrano essere a loro modo disfunzionali: la madre ex campionessa ormai devota alla vita casalinga ma non appagata dalle scelte fatte, il padre perfezionista che combatte le sue personali lotte contro i mulini a vento della protezione ambientale e della politica, il figlio che vuole ribellarsi a tutti i costi al volere famigliare e quindi sposa l’insignificante vicina di casa e finisce per mettersi nei guai cercando una propria indipendenza, la figlia troppo apatica per accettare qualsiasi situazione.

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Posted by Paolo Armelli