Cabaret Voltaire, l’inserto cultura del Corriere Vicentino su cui scrivevo e che poi non è stato più pubblicato, torna tutto rinnovato online in versione sfogliabile. In apertura un mio articolo su Vizio di forma di Thomas Pynchon e poi tanta altra roba interessante.
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L’ultimo libro di Thomas Pynchon, autore che in America per il suo alone di mistero è un culto quasi alla pari di Salinger (e, per certi versi, in modo sottilmente più iconico e underground) mentre qui da noi non se lo fila praticamente nessuno, si chiama Inherent Vice ed uscirà in Italia per Einaudi a inizio 2011 col titolo Vizio di forma: questa ultima fatica unisce al meglio la sua fantasmagorica poetica dell’accumulo e dell’assurdo e una leggerezza nella trama e nelle battute dalla freschezza assoluta. L’atmosfera di fine Sixties, mentre il fenomeno hippie affrontava semincosciente la sua fine sopraffatto dall’autoritaria America di Reagan, avvolge le strampalate indagini del detective privato Doc Sportello, tutto impegnato a risolvere gli assurdi casi dei suoi ancora più assurdi clienti, la propria situazione sentimentale incasinata e la propria memoria minata dall’assunzione massiccia di qualsiasi tipo di droga. Un viaggio ironico e spassoso che ci guida nei meandri paranoici e suburbani di una L.A. come immersa in una sorta di nebbia psichedelica di cui anche chi non ha vissuto quegli anni avrà immediata nostalgia.

La poetica che sta dietro al romanzo si potrebbe riassumere, alla luce di tutta la vicenda, in due parole: indagine e paranoia. La prima è un pallino di Pynchon: quasi tutti i suoi personaggi hanno enigmi da risolvere, tracce da inseguire, misteri da sbrogliare. Il loro compito è sempre minato da una realtà sfuggente che loro non hanno i mezzi né culturali né psicologici (e forse nemmeno la volontà) per affrontare: è a questo proposito che entra in gioco un altro chiodo fisso pynchoniano, l’entropia, cioè l’impossibilità di sfuggire alla dispersione di informazioni tanto da rendere ogni tipo di comunicazione praticamente inutile. D’altra parte gli improvvisati investigatori di Pynchon, Doc Sportello in primis, soffrono di ossessioni che li fanno vivere a un livello di realtà superiore o almeno ulteriore: la paranoia che li domina, sia essa vagliata da droga, fumo, psicofarmaci o altri tipi di dipendenza o semplicemente da accidia esistenziale, li conduce a gettarsi in questi intrighi inestricabili pur sapendo di poter difficilmente arrivare a una soluzione. Sotto tale aspetto interpretano una condizione profondamente umana, quella della ricerca: siamo in quanto ci poniamo domande, in quanto vogliamo risposte.

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Posted by Paolo Armelli