Ok, devo confessarlo. E’ che un peso così grande dentro che non posso più sopportarlo. Ma, credetemi, era la prima volta.
Insomma,mi vergogno un po’ ma… ieri ho comprato un libro usato. Sì, lo so, non si fa. Non so come farò e farete a perdonarmi. Tuttavia, per invocare la clemenza della corte, a mia parziale discolpa posso dire che qualche ragione per farlo c’era: è un libro che mi servirà per due settimane solo, il tempo di preparare un esame di cui poi spero di non sentir parlare più; poi il libraio mi aveva assicurato che era in ottime condizioni, sottolineato pochissimo e ancora con le pagine candide, e in effetti lo era; e poi costava sette euro in meno dell’originale che, voglio dire, sono quasi due Vanity Fair e mezzo, quasi un biglietto per andare a vedere Checco Zalone, o un Cosmopolitan e poco più, tre quarti di pizza o poco meno dell’entrata per vedere Dalì (che alla fine, rimandando rimandando, non ho visto), e insomma poi c’è la crisi, lo sapete.
Con questo non voglio dire che mi ritengo innocente: sono colpevole, lo so, ho fatto una cosa gravissima. Ma non additatemi, già il peso del senso di colpa sarà abbastanza per accompagnarmi nel poco tempo che mi rimane.
Però, tutto sommato, speravo di averla fatta franca: insomma, appena mi è stato consegnato il libro l’ho subito nascosto in borsa, ho bruciato lo scontrino, una volta a casa ho accuratamente tolto il bollino del prezzo scontato, ho ripulito la copertina, ho consumato mezza gomma per cancellare ogni traccia di sottolineatura o altro segno del precedente possessore. Quel libro era come nuovo, non l’avrebbe saputo nessuno. E invece…
Invece stanotte è successo l’irreparabile: stavo studiando in tranquillità il libro, in sogno ovviamente, quando sulle pagine iniziano a ricomparire le sottilineature e, a bordo pagina, i commenti a matita dello studente che l’aveva usato prima di me. Il libro si era animato, e voleva farmi capire che non sarebbe mai stato mio, ma sarebbe sempre appartenuto a quello di prima (anche se quello l’aveva impunemente rivenduto quando non gli era servito più; in fondo io gli avevo dato una nuova casa, invece); poi, all’improvviso, suonano il campanello. Vado ad aprire aspettandomi il peggio: infatti, dall’altra parte della porta, c’è un ragazzo, il primo possessore, quello di prima. E’ un ragazzo (le scritte che avevo cancellato erano decisamente di scrittura maschile), ma non ne riconosco – o non ricordo – i tratti, so solo che mi guarda in cagnesco: d’un tratto mi strappa il libro dalle mani e se ne va furioso sbattendomi la porta in faccia (anche se ero io a casa mia, e lui era fuori, ma vabbè…).
Stamattina mi son svegliato con l’ansia. Devo sbarazzarmi del libro e procurarmi una copia originale. O il fantasma dello studente passato mi perseguiterà a vita.
Lo so, ho sbagliato, non dovevo nemmeno infilarmici in questa sporca storia. Ma giuro che non lo faccio più.

Posted by Paolo Armelli