Articolo dell’Economist tradotto su Internazionale di questa settimana (n. 872, anno 18). L’originale integrale è qui.

Negli ultimi dieci anni le vendite di dischi e cd sono crollate. Lo scambio illegale di file musicali e la fine del “ciclo di sostituzione digitale” – ovvero l’acquisto di cd per sostituire dischi e cassette – hanno dato il colpo di grazia al settore. La vendica di musica online non basta a compensare le perdite. (…) Eppure il business della musica è in ottima salute.
Ci sono nuove possibilità di guadagno per artisti e case discografiche. Il mercato non sta morendo, sta cambiando. Il boom più redditizio è quello della musica dal vivo. (…)
La pirateria musicale è un fenomeno generazionale. I sondaggi dimostrano che sono fondamentalmente gli adolescenti e i giovani a scaricare la musica illegalmente. E generalmente preferiscono la musica fatta dai loro coetanei, che racconta esperienze ed emozioni più vicine alle loro. Quindi succede che i giovani rubano ai giovani, mentre i fan di mezza età continuano a comprare i cd di artisti di mezza età. (…) I giovani in cerca di successo che partecipano a show come X Factor di solito si esibiscono con canzoni che hanno almeno vent’anni. Alcuni manager musicali si lamentano già che i migliori artisti dal vivo di oggi non troveranno degni sostituti domani. Insomma è innegabile che lo star system inizi a scricchiolare. Ma questo non significa che non ci saranno artisti famosi e adorati. I musicisti si conquisteranno i fan attraverso nuove strade, come i social network, la tv o semplicemente saltando di concerto in concerto (che in realtà è quello che hanno fatto la maggior parte dei gruppi del novecento). (…)
E chi dubita che il loro successo possa essere duraturo dovrebbe considerare un elemento: nessuna generazione di padri ha mai dato un soldo di fiducia alla musica ascoltata dai figli.

Posted by Paolo Armelli